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Tempo del creato: una bella storia ecumenica

Tempo del Creato: dal 1 settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato al 4 ottobre, Festa di San Francesco di Assisi. Ogni anno la famiglia ecumenica prega per la casa comune, l’Oikos di Dio, ascoltando il grido del Creato e rispondendovi.

Udienza Santo Padre 1 settembre 2021, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato

Tale realtà ha preso forma entro una bella storia ecumenica. L’intuizione di dedicare il 1 settembre alla preghiera per il creato è del Patriarca Ecumenico Dimitrios di Costantinopoli, che nel 1989 caratterizzò in tal senso il primo giorno dell’anno liturgico ortodosso; da allora il Patriarcato invia ogni anno una breve lettera enciclica per tale ricorrenza (www.ortodossia.it).

L’iniziativa è stata poi recepita nella collaborazione tra il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee e la Conferenza delle Chiese Europee.

La II Assemblea Ecumenica Europea di Graz nel 1997 e la Charta Oecumenica nel 2001 la rilanciarono anzi orientando al Tempo del Creato.

L’Assemblea Ecumenica di Graz (da Agensir)

Numerose realtà ecclesiali europee hanno accolto l’invito: dal 2006 anche la CEI, propone ogni anno un Messaggio e un evento nazionale.

Il 6 agosto 2015, pochi mesi dopo l’Enciclica Laudato Si’, papa Francesco ha invitato i cattolici di tutto il mondo a unirsi alle altre realtà ecumeniche nella conversione ecologica; ogni 1 settembre egli stesso invia un messaggio, spesso – come nel 2021 – assieme a partner ecumenici, come Bartolomeo I di Costantinopoli.

Ascolta la voce del Creato

Quest’anno la famiglia ecumenica si riunisce per celebrare il Tempo del Creato sul tema “Ascolta la Voce del Creato” attorno al simbolo del Roveto Ardente (Esodo 3, 1-12). Questo simbolo ci chiama ad ascoltare la voce del Creato e a rispondere con urgenza insieme al suo grido.

Tema e simbolo del Tempo del Creato 2022

L’invito è ad ascoltare il Creato facendo come Mosè davanti al roveto, per passare da un atteggiamento di saccheggio verso la casa comune a quello della meraviglia e della custodia, come ci invita la Laudato si’ .

Dalla Laudato Si' di Papa Francesco

“«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba». Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.”

«I cieli narrano la gloria di Dio, l'opera delle sue mani annuncia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia…senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio». (Salmo 19, 2-5). Il creato non smette mai di parlare, ma noi ascoltiamo?

InDiretta 🔴 Il Creato parla, ascoltiamolo! | Lancio di Tempo del Creato 2022

Le comunità sono chiamate a preparare e celebrare Tempo del Creato rispondendo all’Invito del Comitato Direttivo Ecumenico Mondiale.

Gli individui e le comunità sono invitati a partecipare attraverso la preghiera, progetti di sostenibilità e mobilitazione e a registrare il proprio impegno sul sito del Tempo del Creato: come un’onda inarrestabile, i cristiani di tutto il mondo saranno testimoni, ascolteranno e risponderanno insieme al grido del creato mentre abbiamo cura della nostra casa comune.

  • Preghiera - organizzando un incontro di preghiera ecumenico che unisca tutti i cristiani per prendersi cura della nostra casa comune, un cammino insieme nel Creato o nei luoghi colpiti dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità.
  • Sostenibilità - favorendo la creazione di comunità energetiche o aderendo alla Piattaforma di Iniziative Laudato Si’.
  • Mobilitazione - alzando la voce per la giustizia climatica ad esempio decidendo di disinvestire dai combustibili fossili per accelerare la transizione ecologica.

Ogni iniziativa sarà un tassello essenziale del mosaico che solo insieme si può creare.

Mosaico Roveto Ardente

Il simbolo del “Roveto ardente” può essere usato per le iniziative nelle comunità, come nel 2017 a Taizé in un'azione simbolica promossa da Giustizia e Pace Europa (libretto della preghiera disponibile qui in inglese, utile per iniziative legate alla Cittadinanza Europea attiva e solidale) e nella Cerimonia on line per la formazione dei giovani Animatori del Progetto Policoro della CEI ad aprile 2022.

Azione simbolica di Giustizia e Pace Europa a Taizé (2017)
Cerimonia on line per la formazione dei giovani Animatori del Progetto Policoro della CEI, aprile 2022

Il Tempo del Creato è anche un'occasione favorevole per vivere cammini di ecologia integrale e sinodalità in ascolto reciproco e del Creato. Questo sussidio del Movimento Laudato Si’ contiene indicazioni per organizzare un incontro sinodale per il Tempo del Creato, alla luce del percorso sinodale in atto nella Chiesa.

Per approfondimenti si rimanda al 6° Seminario Nazionale di Pastorale Sociale “Ecologia Integrale e Sinodalità” a Chiavari, 10-13 marzo 2022.

Manifesto Seminario Nazionale di Pastorale Sociale

Il Tempo del Creato è anche l’occasione per riscoprire in famiglia i doni di madre terra attraverso il pane condiviso sulle nostre tavole: durante il 52° Congresso Eucaristico Internazionale a Budapest (settembre 2021) è stata diffusa una preghiera per Creato per i pasti alla luce della Laudato si’.

Preghiera per il Creato al 52° Congresso Eucaristico Internazionale a Budapest

Tempo del creato: il pane di ieri e il pane di oggi

In tanta parte del mondo oggi, e nelle nostre contrade un tempo, gli uomini erano sottomessi alla terra perché l’avevano come maestra e sapevano che per resisterle bisogna sottomettersi, come i padri e i nonni. La terra non rifiuta nessuno e “non parla, non esprime desideri ma bisogna obbedirle; è paziente, ma l’obbedienza deve essere pronta, gioiosa e intelligente per capirne il tempo e il modo. Accettando serenamente l’orario di alzata e di riposo frammezzato di azioni continuamente varianti pur rimanendo le stesse, si sentiva il lavoro contadino; in obbedienza alla terra ti svegli quando serve, anche senza sveglia“.

In Italia la superficie destinata ai cereali si riduce progressivamente, passando dai 6.4 ml di ettari del ‘60 agli attuali 3.3 ml, conducendo all’abbandono delle coltivazioni e in molti casi della stessa attività agricola a causa delle difficoltà strutturali dell’agricoltura nazionale, sostituita dal consumo di suolo o dal ritorno del bosco, e (non sempre) della biodiversità.

Dal 2000 si è fermato anche l’aumento delle rese, accentuando la nostra dipendenza dall’estero (il nostro pane medio percorre 1200 km, i prodotti da forno 3000 km), al contrario del settore industriale, qualitativamente esigente, che vede crescere le esportazioni, in un processo di evoluzione di prodotti, buoni e sani ma poco distinti nelle comuni tipologie commerciali, verso specialità ad alto valore aggiunto. Anche le risposte etica ed ecologica nel contesto nazionale iniziano ad esprimersi come in altre produzioni, con approcci equi e solidali, certificazioni e attenzione a servizi ecosistemici, linee corte, km0.

“Sono invaso da un sentimento di venerazione quando incontro i contadini che lavorano la terra, quando scopro gente che fa il pane, che sa riconoscere i venti, che trova il tempo per aspettare l’alba, e che sa accarezzare l’erba: davanti a loro mi viene da inchinarmi!”

“La tavola è luogo di incontro e di festa e la cucina è un mondo in cui si intrecciano natura e cultura”. Il pane ne è simbolo nell’agire dell’uomo in armonia con la natura, con gioia: “il pane fa vivere, il vino invece dà gusto alla vita, rallegra il cuore, addolcisce le fatiche”.

“Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni”

Leonardo da Vinci

Davanti ad una crisi, che per la prima volta nella storia, è socio-ambientale, serve una transizione eco-sociale, a cominciare dai sistemi agrari e del cibo. Anche il pane è segno della globalizzazione che non è stata crescita dell’uomo planetario, né coscienza della co-creazione, bensì riduzione del cibo a merce, quotato in borsa, oggetto di profitto e speculazione, arma e soggetto delle crisi geopolitiche. Dai conflitti in corso emergono segnali allarmanti di nuove crisi alimentari anche dove, nell’immaginario dei cittadini esiste solo il supermercato, senza coscienza che dietro a ciascun piatto c’è un lavoro, un territorio e un paesaggio.

L'accaparramento della terra e delle riserve mondiali di mais (per il bestiame), riso e grano causano aumenti dei prezzi e carestie. La guerra fa dimenticare diseguaglianze, cambio climatico e declino della biodiversità che, con combinazioni letali degli scenari di crisi, chiedono invece la transizione ecologica, conversione che è condizione necessaria per l'equità intergenerazionale. Le semine fermate dalla guerra mettono alla prova i mercati e i paesi senza sovranità alimentare. Servono forme diversificate di agricoltura con approcci di sistema, attenzione al suolo e alla biodiversità. Anche quella italiana, produttiva e sostenibile, consideri la storia del pane e le connessioni ecologiche e sociali che essa svela. Le innovazioni, colturali e sociali possono aiutarci a ricostruire legami con un’identità rurale non meno forte della pervasiva identità neo-urbana, per essere consapevoli del senso dell’ecologia integrale.

Attenzione verso i poveri e verso la terra

Riconoscere il valore della natura significa ringraziare per il dono ricevuto e assumersi la responsabilità nei confronti delle generazioni attuali e future. Prendersi cura della casa comune che ci è stata affidata richiama l’attenzione verso i poveri e la terra; condividere il “pane quotidiano senza sprecarlo" e la “possibilità di rigenerare la fraternità sono azioni fondamentali per il futuro dell’umanità, da cui nessuno dev’essere escluso”.

Emerge una riflessione sulle scelte individuali e comunitarie, per un umanesimo solidale che possa rinnovare il modo di abitare il mondo.

È una sfida educativa, per favorire la creazione di legami e comprendere i fenomeni nella loro interdipendenza, riconoscendo “un destino comune” (LS, 159).

“L’educazione è al servizio di questo cammino” (FT, 187) nel segno dell’ecologia integrale che è testimonianza nei diversi contesti in cui si svolge la vita quotidiana, tra ricerca della libertà e senso della giustizia.

Progettare una formazione per lo sviluppo umano integrale concorre a costruire il futuro, genera professionalità, per stabilire un nuovo patto educativo attraverso l’impegno quotidiano, il dono di sé stessi e lo studio.

Formazione integrale e lavoro sono strettamente connessi a organizzazioni vitali, generatrici di valore sociale e capaci di “far fiorire nuovamente la nobiltà dell’essere umano, perché è più dignitoso usare l’intelligenza, con audacia e responsabilità, per trovare forme di sviluppo sostenibile ed equo, nel quadro di una concezione più ampia della qualità della vita” (LS, 192).

Il lavoro è una dimensione fondamentale per acquisire saperi, abilità, competenze e per rispondere alla propria vocazione che si esprime e si realizza nell’attività. Nello stesso tempo, il lavoro ha una dimensione «sociale» per la sua intima relazione sia con la famiglia sia anche col bene comune”.

Nel rispettare i diritti di ciascuno, il lavoro è una necessità e, al contempo, un bene che esprime la dignità di ogni creatura. “Il lavoro ci rende più capaci di cura e di rispetto verso l’ambiente, impregna di sana sobrietà la nostra relazione con il mondo” (LS, 126) perché “l’uomo è coinvolto nel lavorare. È la prima vocazione dell’uomo: lavorare. E questo dà dignità all’uomo. La dignità che lo fa assomigliare a Dio. La dignità del lavoro”.

Segno di benedizione

Il pane è un grande segno della benedizione divina, che sempre giunge a noi attraverso le creature. Lo ricorda la liturgia: il pane viene dalla terra e della sua fecondità, così come dall’umana creatività e dal lavoro umano. Per tutto questo l’umanità benedice il Creatore.

Rendere grazie per il pane significa cogliervi un dono per la vita, grati dell’amore di Dio che ogni giorno sostiene e rinnova il creato tutto, della sua presenza nel più piccolo chicco di grano o in una goccia d’acqua.

Significa riconoscerne la preziosità nella pratica quotidiana, evitando lo spreco alimentare e prendendosi cura della terra e della biodiversità: ce lo ricorda papa Francesco, ma anche diversi organismi internazionali.

Nell’Eucaristia, poi, lo Spirito rende il pane - assieme al vino – il segno di una presenza divina che si dona nella concretezza di una realtà creata.

Laudato Sì n.236

Nell’Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione. La grazia, che tende a manifestarsi in modo sensibile, raggiunge un’espressione meravigliosa quando Dio stesso, fatto uomo, arriva a farsi mangiare dalla sua creatura. Il Signore, al culmine del mistero dell’Incarnazione, volle raggiungere la nostra intimità attraverso un frammento di materia. Non dall’alto, ma da dentro, affinché nel nostro stesso mondo potessimo incontrare Lui. Nell’Eucaristia è già realizzata la pienezza, ed è il centro vitale dell’universo, il centro traboccante di amore e di vita inesauribile. Unito al Figlio incarnato, presente nell’Eucaristia, tutto il cosmo rende grazie a Dio. In effetti l’Eucaristia è di per sé un atto di amore cosmico: «Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull’altare del mondo». L’Eucaristia unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il mondo, che è uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e piena adorazione: nel Pane eucaristico «la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione con il Creatore stesso». Perciò l’Eucaristia è anche fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l’ambiente, e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato.

Il movimento ecumenico ha esplorato – ad esempio nel documento di Lima noto come BEM - i diversi modi in cui le confessioni cristiane vivono il legame del pane al corpo del Signore; ad accomunarli la percezione della sua presenza, donata ad ogni credente ad alla comunità riunita. La densità della comunione cui ci chiama questo pane sostiene il comune impegno per la cura della Terra.

Credits:

Proposta di animazione culturale teologica