Viaggio in Armenia Simone zoppellaro
Fra il 14 e il 26 giugno, ospite di IDEA Foundation e impegnato in un progetto televisivo con la TV svizzera TEDESCA (SRF), ho avuto modo di viaggiare l'armenia in lungo in largo. non si trattava di una prima volta: in questo paese ho vissuto a lungo, fino a fare miei molti di quei paesaggi e volti, fino a farli parte della mia vita. eppure, come per ogni viaggio che si rispetti, si è trattato anche questa volta di una visione inedita, irripetibile. ho deciso di condividere con voi alcuni appunti di quel viaggio.
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Il lago di Sevan
FOTO: Lago di Sevan © Simone Zoppellaro 2016
“Sull’isola Sevan, che si distingue per due pregevolissimi monumenti architettonici del VII secolo così come per le grotte di pidocchiosi eremiti da poco deceduti – capanne sotterranee invase da ortiche e lappole, non più spaventevoli di cantine di dacie abbandonate -, io ho vissuto un mese, godendo dell’immobilità dell’acqua lacustre a un’altezza di quattromila piedi e avvezzandomi alla contemplazione di due o tre decine di tombe disseminate alla maniera di aiuole tra le residenze monastiche ringiovanite dai restauri”.
(Da Osip Mandel’štam, 'Viaggio in Armenia', trad. di Serena Vitale)
FOTO: Lago di Sevan © Simone Zoppellaro 2016
“Ogni giorno, alle cinque in punto, il lago pullulante di trote si metteva a bollire come se vi avessero versato una grossa presa di soda. Era una vera e propria seduta mesmerica di cambiamento del tempo, come se un medium comunicasse alla tranquilla acqua di calce dapprima una giocosa increspatura, quindi un inquieto fremito di ali di uccelli, e infine la tempestosa frenesia del Ladoga”.
(Da Osip Mandel’štam, 'Viaggio in Armenia', trad. di Serena Vitale)
Lago di Sevan © Simone Zoppellaro 2016
I volti
Goris, Yerevan © Simone Zoppellaro 2016
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Verso Gyumri
Da qualche parte, verso Gyumri © Simone Zoppellaro 2016
“I miei buoi sono biondi, / hanno le fronti di luce / che ho adornato con un amuleto blu. / Sono ebbri dell’aria primaverile del mattino - / guardano pacifici la campagna tranquilla. // Durante l’inverno li ho nutriti di fieno - / sembrano i grassi idoli del tempio. / La loro coda pelosa e pettinata / scivola sui fianchi come un serpente. // Amo il loro dorso dalle mille pieghe, / le loro narici umide, le grandi pupille / dove si riconosce il sogno immutabile della campagna. // Amo di loro i corpi dondolanti, e il possente muggito / dagli orizzonti - quando avanzano senza fermarsi / con le corna immerse nell’Alba”.
(Da Daniel Varujan, 'Il Canto del Pane', trad. di Antonia Arslan e Chiara Haiganush Megighian)
Da qualche parte, verso Gyumri © Simone Zoppellaro 2016
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Il Monastero di Tatev
Tatev © Simone Zoppellaro 2016
“Con la loro semplicità le antiche chiese armene dicono che fra le loro mura dimora il Dio dei pastori, delle belle donne, di scienziati e vecchiette, di eroi e di tagliapietre, il Dio di tutti gli esseri viventi”.
(Da Vasilij Grossman, 'Che il bene sia con voi!', trad. di Claudia Zonghetti)
Tatev © Simone Zoppellaro 2016
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Il paesaggio
Karahunj © Simone Zoppellaro 2016
“Della mia dolce Armenia / amo la lingua che ha il sapore del sole, / la tragica voce e i lamenti dei bardi, / amo i fiori color del sangue, / l’intenso profumo delle rose / e le danze gentili delle figlie del Nairi. // Amo il cielo blu profondo, / le acque limpide e il lago luminoso, / il caldo sole d’estate e i gelidi venti d’inverno / che soffiano con voce di drago, / i muri tristi e neri delle capanne sperdute nel buio / e le pietre millenarie delle antiche città”.
(Da Yeghishe Charents, 'Della mia dolce Armenia', trad. di Mario Verdone)
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Il caravanserraglio di Selim
Il caravanserraglio di Selim © Simone Zoppellaro 2016
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Yerevan, la capitale
Piazza della Repubblica © Simone Zoppellaro 2016
La Moschea Blu © Simone Zoppellaro 2016
Piazza della Repubblica © Simone Zoppellaro 2016
Memoriale del genocidio © Simone Zoppellaro 2016