Loading

Nico Bolzan riabilitazione

Ritratto

Nico Bolzan, Fisioterapista, Clinica di Riabilitazione EOC (Ente Ospedaliero Cantonale), Faido

Di quali compiti si occupa personalmente nel quadro delle misurazioni dell’ANQ?

In qualità di fisioterapista imposto il mio lavoro a partire dalla definizione dell’obiettivo secondo il modello ANQ (ICF), integrata nel sistema informatico della nostra Clinica accessibile in qualsiasi momento e svolgo il test del cammino (6 minuti). Con il mio lavoro sostengo il paziente nel raggiungimento degli obiettivi definiti. Quella dell’introduzione di obiettivi riabilitativi ICF è stata un'ottima decisione, in quanto permette di ben rappresentare l’efficacia delle cure.

«Le misurazioni dell’ANQ sono la nostra bussola, soprattutto per i giovani che arrivano direttamente dall’università.»

Come influenza l’ANQ la sua attività?

La riabilitazione acquisisce un’importanza sempre maggiore e la fase acuta è sempre più breve. Di conseguenza, anche il modello interdisciplinare e gli strumenti di misurazione come quelli dell’ANQ si fanno imprescindibili per l’accompagnamento ottimale dei pazienti.

I risultati dei rilevamenti mostrano se diamo loro davvero ciò di cui hanno bisogno. La definizione degli obiettivi secondo il modello ANQ è una sorta di linea guida che, in caso di mutate condizioni del paziente, ci consente di modificare e/o affinare l’obiettivo definito al momento dell’ammissione.

Potrebbe fare un esempio concreto?

Certo: se un paziente sottoposto a un intervento all’anca o al ginocchio viene da noi, all’inizio vengono definiti tre-quattro obiettivi principali. Si tratta di obiettivi standard, come il miglioramento della mobilità articolare. In un sottocapitolo, possono essere previsti degli obiettivi personalizzati.

«Il valore della riabilitazione diventa sempre più importante considerando il fatto che la degenza media negli ospedali acuti si accorcia e la popolazione invecchia.»

Che cosa portano in particolare i risultati delle misurazioni nel campo della fisioterapia?

Sono un importante strumento d’accompagnamento della terapia che generano cambiamenti concreti, per esempio a livello di gestione della dimissione, di piano terapeutico o di partecipazione. Oggi, focalizziamo la nostra attenzione sulle esigenze del paziente dopo la dimissione dalla riabilitazione. La scala FIM® consente di seguire bene l’evoluzione di un paziente, sarebbe interessante introdurla anche in fisioterapia.

I risultati dell’ANQ hanno già portato miglioramenti nel suo reparto?

Sì, più di uno. La consegna del piano di terapia, del giorno successivo, la sera prima perché abbiamo scoperto che il paziente necessita di più informazioni in anticipo per prepararsi mentalmente. Ciò consente anche ai familiari di sapere quando possono venire in visita.

Un altro miglioramento concreto è stata l'installazione delle porte automatiche in fisioterapia, decisa dopo la lettura dei risultati dell’ANQ e dai riscontri espressi con il sondaggio interno tra i pazienti.

Che cosa è cambiato in seno alla Clinica?

A livello di Clinica, i risultati dell’ANQ hanno avuto effetti sulle formazioni del personale.

In riferimento alla protesi dell’anca, ad esempio, abbiamo costituito un team di formazione che istruisce i collaboratori su come organizzare la camera del paziente in modo ottimale, come mobilizzare il paziente a letto e come scegliere il mezzo ausiliario adatto alla deambulazione.

Che cosa suggerisce per effettuare altri rilevamenti in campo fisioterapico?

Misurazioni esistenti come la FIM® e la CIRS potrebbero essere implementate sistematicamente in tutti i settori di una clinica. Nella fisioterapia, al momento è obbligatoria solo la documentazione dell’obiettivo ICF.

Si tratta di tracciare una linea uniforme per la qualità e, in tal senso, gli strumenti dell’ANQ sono importanti perché fungono da orientamento e garantiscono la confrontabilità dei risultati. Va comunque considerato che più misurazioni significano più tempo tolto all’assistenza ai pazienti e che le aspettative nei confronti di una degenza riabilitativa sono molto varie, il che rende difficile individuare indicatori di qualità mancanti.

«Bisognerebbe ideare uno strumento di misurazione che rappresenti le diverse aspettative dei pazienti.»

Foto: © Geri Krischker / ANQ