Il Simbolo del Grifo
"Il Tramonto" in Perugino
"La Mela Fortunata" e "La Leggenda della Cascata delle Marmore"
Tradizioni Napoletane
"El Nino e Los Clavos" - Il Bambino e i Chiodi
El nino e los clavos. Había un niño que tenía muy, pero que muy mal carácter. Un día, su padre le dio una bolsa con clavos y le dijo que cada vez que perdiera la calma, que él clavase un clavo en la cerca de detrás de la casa. El primer día, el niño clavó 37 clavos en la cerca. Al día siguiente, menos, y así con los días posteriores. Él niño se iba dando cuenta que era más fácil controlar su genio y su mal carácter, que clavar los clavos en la cerca. Finalmente llegó el día en que el niño no perdió la calma ni una sola vez y se lo dijo a su padre que no tenía que clavar ni un clavo en la cerca. Él había conseguido, por fin, controlar su mal temperamento. Su padre, muy contento y satisfecho, sugirió entonces a su hijo que por cada día que controlase su carácter, sacase un clavo de la cerca. Los días se pasaron y el niño pudo finalmente decir a su padre que ya había sacado todos los clavos de la cerca. Entonces el padre llevó a su hijo, de la mano, hasta la cerca de detrás de la casa y le dijo: - Mira, hijo, has trabajo duro para clavar y quitar los clavos de esta cerca, pero fíjate en todos los agujeros que quedaron en la cerca. ¡Jamás será la misma! Lo que quiero decir es que cuando dices o haces cosas con mal genio, enfado y mal carácter, dejas una cicatriz, como estos agujeros en la cerca. Ya no importa tanto que pidas perdón. La herida estará siempre allí. Y una herida física es igual que una herida verbal. Los amigos, así como los padres y toda la familia, son verdaderas joyas a quienes hay que valorar. Ellos te sonríen y te animan a mejorar. Te escuchan, comparten una palabra de aliento y siempre tienen su corazón abierto para recibirte. Las palabras de su padre, así como la experiencia vivida con los clavos, hicieron que el niño reflexionase sobre las consecuencias de su carácter. Y colorín colorado, este cuento se ha acabado.
C'era una volta un bambino cattivo che faceva tante cose cattive. Questo bambino faceva arrabbiare tutti. A ognuno arrecava grandi dolori con offese, misfatti e insulti. Un giorno però il bambino cominciò a capire il male che stava facendo e ne provò vergogna e dolore. Così decise di diventare un bambino buono. Andò dal nonno per chiedere il suo aiuto: Nonno come posso fare per diventare più buono? Il nonno che era una persona saggia pensò di aiutarlo con una lezione che non avrebbe di certo dimenticato. Vedi quella staccionata laggiù? Ogni volta che farai un'azione cattiva andrai presso quella staccionata e con un martello vi pianterai un chiodo. Il bambino all'inizio fu un po' sorpreso da questo consiglio, poi però decise di seguire il consiglio del nonno a cui voleva tanto bene. Con il passare dei giorni, nonostante le buone intenzioni del bambino, i chiodi piantati nella staccionata furono molti. Tuttavia la frequenza con cui il bambino inchiodava pian piano diminuiva. Arrivò il giorno in cui il bambino non piantò nessun chiodo. Allora il bambino andò dal nonno e disse: Nonno, finalmente non faccio più cattive azioni. Oggi non ho piantato nessun chiodo. Però, nonno, ancora non mi sento buono! Il nonno, che sapeva che quel giorno sarebbe arrivato, rispose: Bene, domani vai alla staccionata e con questo cacciavite comincia a togliere tutti i chiodi che hai messo. Il bambino fece come disse il nonno. Il giorno seguente con fatica e con molta pazienza tolse tutti i chiodi che aveva piantato nella staccionata. Il bambino tornò dal nonno per confermare che aveva terminato il suo compito. Il nonno gli disse: Cosa noti ora nella staccionata? Il bambino rispose: Beh, ora al posto dei chiodi ci sono tanti buchi! Il nonno allora si avvicinò di più al bambino e gli disse: Ecco, i buchi sono il male che hai causato. A volte non basta evitare le cattive azioni per sentirci buoni. Dovremmo cominciare a togliere i chiodi dalla nostra staccionata per vedere quanto profondi sono i buchi che abbiamo lasciato. A volte capita che il tempo otturi quei buchi. Altre volte invece abbiamo lasciato buchi talmente profondi che nemmeno il tempo riesce a chiuderli. Altre volte ancora lasciamo lì quei chiodi senza volerli rimuovere. La nostra coscienza è come la staccionata. A volte non vogliamo vederla, ma è lì che aspetta che vengano tolti quei chiodi e che si ripari il buco. Anche se è molto più facile piantare un chiodo con un martello che toglierlo!
"Il Turista e il Gioielliere" in Arabo
Si racconta che sul sentiero di una foresta, c'era una grande fossa, scavata per essere una trappola per i leoni. Un giorno, in essa caddero un uomo (che lavorava come gioielliere), una scimmia, una tigre e un serpente. Dopo un po’ di tempo passò un turista, li vide e decise di farli uscire. Gettò una corda nella fossa. La scimmia uscì per prima e poi la tigre e il serpente. Gli animali ringraziarono il buon uomo e gli dissero: “Non salvare questo gioielliere, perché lui è cattivo. La scimmia poi, disse: “Abito nella montagna della città di Baragion”. La tigre, invece, disse: “Sono della città di Agiama vicino a Baragion”. Il serpenta disse: “Anch’io, Abito nel muro di Baragion; se vieni un giorno, chiamaci per ospitarti”. Dopo, Il turista aiutò il gioielliere e lo tirò fuori dal buco. Il gioielliere ringraziò il gentile uomo e gli disse: “La mia casa è nella città di Baragion, se vieni, visitami, così potrò ricambiare il tuo favore”. Dopo, ognuno andò per la sua strada. Un giorno, il turista passò vicino alla città di Baragion, la scimmia lo trovò e gli diede deliziosi frutti. Poi venne la tigre e disse all'uomo: “Aspettami qui, per favore, voglio portare un regalo per te.” La tigre andò dalla figlia del re e rubò i suoi gioielli, poi tornò e li diede al turista, lui non seppe di quello che aveva fatto la tigre, e perciò accettò il regalo. Il turista pensò di visitare il gioielliere e di dargli i gioielli. Quando arrivò, il gioielliere lo accolse, dicendo: “Benvenuto, salve, salve, quanto sono felice di vederti.” Dopo un po’, Il turista chiese al gioielliere di valutare i gioielli. Il gioielliere capì che questi appartenevano alla principessa, allora disse: “Aspettami qui, vado a comprare il cibo per pranzare insieme”. Lui non andò a comprare del cibo, ma andò dal re e gli disse: “Signore mio, il ladro che ha rubato l’oro della principessa sta a casa mia”. Il gioielliere sapeva che il turista era povero e innocente, ma voleva ottenere una ricompensa dal re. Le guardie portarono il turista al palazzo, quando il re vide il suo aspetto e i suoi vecchi vestiti, ordinò immediatamente alla guardia di incarcerarlo e non sentì la sua difesa. Il serpente sentì la notizia, decise di aiutare il turista, quindi andò dal figlio del re e lo morse, dopo di che andò dall'uomo in carcere e gli diede un’erba che guarisce dal veleno. Dopo il tramonto, il serpente chiese alla sua amica “ginnyya” di dire al principe malato, nel suo sogno, che il turista in carcere era innocente e che solo lui avrebbe potuto guarirlo Il principe si svegliò dal sonno, poi andò da suo padre e gli raccontò ciò che aveva visto nel suo sogno. Così il re chiamò il prigioniero e gli chiese di guarire suo figlio; Lui lo fece. Il re ringraziò il turista e gli chiese: "Perché hai rubato?". Il buon uomo raccontò al re tutta la storia. Il re si pentì per il suo giudizio, si scusò con il turista e ordinò di mettere il gioielliere in prigione per il suo tradimento e per la sua menzogna e capì che il valore di una persona non sta nella sua apparenza, né nel suo denaro, ma sta nella sua morale e nel suo cuore.
Filastrocche Siciliane
"La Gallinella Rjaba" e "La Rapa" Fiabe Russe
"Il Piccolo Principe" e "Pinocchio"
I
"La Tartaruga e la Lepre" in Spagnolo
"O che Bello o che Brutto" e "Il Conte di Montecristo"
I Musicanti di Brema
GOGOASA -" La Storia dello Strufolino"
Il Molise - Ururi
Filastrocche Sarde
Il Pranzo del Leone
Il Pesciolino d'Oro
C'era una volta un pescatore, che abitava con la moglie in una misera catapecchia vicino al mare: ogni giorno andava a pescare con la lenza. Un giorno pescò un pesciolino d’oro, che gli disse: Lasciami andare, non sono un vero pesce, ma un principe stregato. Se mi lascerai andare, farò la tua fortuna. Il pescatore lo rimise in acqua e tornò a casa. Raccontò l’accaduto alla moglie, che lo rimproverò: "Perché non gli hai chiesto qualcosa in cambio della vita? Dovremo sempre restare in questa catapecchia? Vai e chiedigli una capanna". Il pescatore tornò a mare e pregò il pesciolino d’oro di farsi rivedere. Il pesciolino spuntò dall'acqua e il pescatore gli spiegò che sua moglie era molto esigente e lo pregò di donargli una capanna. "È cosa fatta!" rispose il pesciolino. Quando rientrò trovò la moglie sull'uscio di una bella capanna, con una cucina e una camera da letto, un giardino pieno di piante e alberi da frutto e un cortile con oche e galline. Disse: "Ora saremo felici". Dopo pochi giorni la moglie si lamentò perché la capanna era troppo stretta e gli chiese di recarsi di nuovo al mare per chiedere al pesciolino d’oro un castello. Il povero pescatore si recò al mare, chiamò il pesciolino e gli riferì la richiesta della moglie. "È cosa fatta", gli rispose. Tornò così da sua moglie che, questa volta, lo aspettava in un grande palazzo con venti camere, dieci servi e i mobili tutti d’oro. Intorno al castello c’era un gran parco con tanti animali: cervi, caprioli e cavalli. "Ah, finalmente qui vivremo contenti", disse il pover'uomo. Ma la mattina dopo la moglie gli disse che avrebbe voluto essere non solo la padrona del castello, ma la regina del paese e impose al marito di tornare al mare a parlare col pesciolino d’oro. Appena il pescatore arrivò in mare, chiamò il pesciolino d’oro e gli chiese di far diventare re e regina lui e sua moglie. "È cosa fatta", lo rassicurò il pesciolino. Tornò dalla moglie che sembrò felice di essere una regina e di non avere più nulla da desiderare. Pochi giorni dopo, però, si lamentò col marito di essere annoiata di essere soltanto la regina: "Voglio essere imperatrice e tu imperatore". E gli impose di fare la richiesta al pesciolino d’oro. Gli fece la richiesta di farli diventare imperatore e imperatrice e il pesciolino rispose: "È cosa fatta". Tornò dalla moglie, che adesso sedeva su un trono d’oro altissimo con tre corone d’oro in testa. Finalmente sembrava soddisfatta. Macché! Dopo alcuni giorni gli disse: "Se hai potuto diventare re e imperatore, puoi anche diventare papa. Vai subito a chiedere al pesciolino d’oro di farti diventare papa". Il pescatore non voleva assolutamente essere trascinato nel suo delirio di onnipotenza: era fin troppo contento di ciò che aveva ottenuto. Ma dovette andare dal pesciolino d’oro a chiedergli di farlo diventare papa. Il pesciolino rispose: "È cosa fatta". Disse alla moglie: "Finalmente sarai contenta. Non puoi desiderare nulla di meglio". Ma la moglie non era affatto contenta e disse che voleva essere lei a far sorgere e tramontare il sole, a far apparire la luna in cielo e che voleva diventare Dio. Il povero pescatore, disperato, disse che non poteva condividere con lei queste pretese, perché avevano già avuto più di quanto nessun essere umano potesse mai desiderare, ma la moglie gli impose di correre dal pesciolino d’oro per chiedergli di farla diventare Dio. Allora l'uomo andò disperato dal pesciolino e chi riferì la richiesta della moglie. Il pesciolino rispose: Va’ pure da tua moglie. La troverai nella vostra catapecchia. E il pescatore e la moglie si ritrovarono nella loro catapecchia e ci vivono ancora.
Сказка о рыбаке и рыбке читать
Жил старик со своею старухой У самого синего моря; Они жили в ветхой землянке Ровно тридцать лет и три года. Старик ловил неводом рыбу, Старуха пряла свою пряжу. Раз он в море закинул невод - Пришёл невод с одною тиной. Он в другой раз закинул невод - Пришёл невод с травой морскою. В третий раз закинул он невод - Пришёл невод с одною рыбкой, С не простою рыбкой - золотою. Как взмолится золотая рыбка! Голосом молвит человечьим: "Отпусти ты, старче, меня в море! Дорогой за себя дам откуп: Откуплюсь чем только пожелаешь". Удивился старик, испугался: Он рыбачил тридцать лет и три года И не слыхивал, чтоб рыба говорила. Отпустил он рыбку золотую И сказал ей ласковое слово: "Бог с тобою, золотая рыбка! Твоего мне откупа не надо; Ступай себе в синее море, Гуляй там себе на просторе". Воротился старик ко старухе, Рассказал ей великое чудо: "Я сегодня поймал было рыбку, Золотую рыбку, не простую; По-нашему говорила рыбка, Домой в море синее просилась, Дорогою ценою откупалась: Откупалась чем только пожелаю Не посмел я взять с неё выкуп; Так пустил её в синее море". Старика старуха забранила: "Дурачина ты, простофиля! Воротился старик ко старухе, Что ж он видит? Высокий терем. На крыльце стоит его старуха В дорогой собольей душегрейке, Парчевая на маковке кичка, Жемчуги огрузили шею, На руках золотые перстни, На ногах красные сапожки. Перед нею усердные слуги; Она бьёт их, за чупрун таскает. Говорит старик своей старухе: "Здравствуй, барыня-сударыня дворянка! Чай, теперь твоя душенька довольна". На него прикрикнула старуха, На конюшне служить его послала. Вот неделя, другая проходит, Ещё пуще старуха вздурилась; Опять к рыбке старика посылает: "Воротись, поклонись рыбке: Не хочу быть столбовою дворянкой. А хочу быть вольною царицей". Испугался старик, взмолился: "Что ты, баба, белены объелась? Ни ступить, ни молвить не умеешь. Насмешишь ты целое царство". Осердилася пуще старуха, По щеке ударила мужа. "Как ты смеешь, мужик, спорить со мною, Со мною, дворянкой столбовою? Ступай к морю, говорят тебе честью; Не пойдёшь, поведут поневоле". Старичок отправился к морю (Почернело синее море). Стал он кликать золотую рыбку. Приплыла к нему рыбка, спросила: "Чего тебе надобно, старче?" Ей с поклоном старик отвечает: "Смилуйся, государыня рыбка! Опять моя старуха бунтует: Уж не хочет быть она дворянкой, Хочет быть вольною царицей". Отвечает золотая рыбка: "Не печалься, ступай себе с богом! Добро! будет старуха царицей!" Старичок к старухе воротился, Что ж? пред ним царские палаты, В палатах видит свою старуху, За столом сидит она царицей, Служат ей бояре да дворяне, Наливают ей заморские вина; Заедает она пряником печатным; Вкруг её стоит грозная стража, На плечах топорики держат. Как увидел старик-испугался! В ноги он старухе поклонился, Молвил: "Здравствуй, грозная царица! Ну теперь твоя душенька довольна?" На него старуха не взглянула, Лишь с очей прогнать его велела. Подбежали бояре и дворяне, Старика взашей затолкали. А в дверях-то стража подбежала, Топорами чуть не изрубила, А народ-то над ним насмеялся: "Поделом тебе, старый невежа! Впредь тебе, невежа, наука: Не садися не в свои сани!" Вот неделя, другая проходит, Ещё пуще старуха вздурилась: Царедворцев за мужем посылает. Отыскали старика, привели к ней. Говорит старику старуха: "Воротись, поклонися рыбке. Не хочу быть вольною царицей, Хочу быть владычицей морскою, Чтобы жить мне в окияне-море, Чтоб служила мне рыбка золотая И была б у меня на посылках". Старик не осмелился перечить, Не дерзнул поперёк слова молвить. Вот идёт он к синему морю, Видит, на море чёрная буря: Так и вздулись сердитые волны, Так и ходят, так воем и воют. Стал он кликать золотую рыбку. Приплыла к нему рыбка, спросила: "Чего тебе надобно, старче?" Ей старик с поклоном отвечает: "Смилуйся, государыня рыбка! Что мне делать с проклятою бабой? Уж не хочет быть она царицей, Хочет быть владычицей морскою: Чтобы жить ей в окияне-море, Чтобы ты сама ей служила И была бы у ней на посылках". Ничего не сказала рыбка, Лишь хвостом по воде плеснула И ушла в глубокое море. Долго у моря ждал он ответа, Не дождался, к старухе воротился Глядь: опять перед ним землянка; На пороге сидит его старуха, А пред нею разбитое корыто.
L'arricchimento personale deriva dall'incontro con la diversità
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