Nel mondo greco la natura era profondamente sentita e l'ambiente era avvertito come un insieme unitario, di cui l'uomo faceva parte a pieno titolo, accanto ad altre presenze, o sopra di loro, unico e indiscusso dominatore. Un rapporto ambivalente che ritorna nell’immaginario artistico dell’epoca, in cui la natura appare come locus amenus e locus horridus. La natura è concepita sia locus amenus, di pace, serenità, meraviglia, sia come locus horridus, ferino, pericoloso, instabile.
I filosofi furono i primi a esprimere pienamente questo controverso immaginario.
Platone arrivò a negare la bellezza della natura. Aristotele, invece, intendeva la natura come un regno retto da ferree leggi gerarchiche e rapporti di forza, al cui apice metteva l’uomo. Idealmente, ne giustificava abusi, atteggiamenti di supremazia e dominio.
I Greci e la natura
I filosofi presocratici (Talete, Anassimandro, Anassimene) mostrarono particolare interesse per questo tema.
Quasi sempre i loro trattati si intitolavano perì physeos "sulla natura".
Ciò che essi ricercavano era di norma l'archè , il principio costruttivo della materia. Tale interesse derivava dal fatto che per loro l'etica si fondava proprio sul vivere secondo natura.
I romani e la natura
I romani ritenevano che esistesse uno stretto rapporto tra l'uomo e la natura e da questo traevano considerazioni che a noi oggi possono sembrare ingenue.
Cicerone nella sua opera (De lege agraria) nota come la natura influisca sul carattere stesso delle persone. I cartaginesi erano perfidi a causa della natura inclemente del loro territorio, i Liguri selvatici a causa della difficoltà a coltivare la terra, i capuani superbi per la bellezza e la produttività della loro terra.
La natura positiva non è comunque mai quella reale , ma è idealizzata attraverso il locus amoenus (come si nota nelle bucoliche di Virgilio)
Nel trattato "Sulle arie , le acque e i luoghi" si sostiene che la natura influisca sul carattere di una persona, sul suo temperamento e sui suoi costumi.
Aristotele secondo questo ragionamento distingue i popoli d'Europa : Quelli che vivono in regioni fredde sono coraggiosi e amanti della libertà ma sono limitati nell'intelletto ; I popoli dell Asia sono imbelli e servili ; I greci invece (che vivono nel mezzo) hanno le qualità di entrambi e quindi sono ardimentosi , intelligenti, liberi e dotati delle migliori istruzioni.
La cultura romana condivide l'idea che la natura abbia influenza sull'uomo.
Tutela ambientale
L'unica forma di tutela ambientale sembra collegata con vincoli di carattere religioso.
I soli luoghi che non ammettono l'intervento umano sono,infatti,quelli percepiti come sacri.
Nella mentalità degli antichi, l'ambiente naturale costituisce il luogo in cui si manifestano le divinità e l'intervento del uomo in quei luoghi avrebbe provocato una reazione divina. Anche gli animali , sia in Grecia sia a Roma sono percepiti come parte integrante della natura ed elementi di mediazione divina : da un lato vengono venerati come incarnazione della natura stessa , dall'altro considerato ostili e comabatutti come minacce.
Invece gli spazi profani erano liberi di essere manipolati e trasformati a suo piacimento.
Gli antichi avevano un atteggiamento ambiguo di fronte alla questione ambientale : al bisogno di controllare la natura e il suo lato selvaggio si contrappone la consapevolezza dei limiti di uno stile di vita irrispettoso della realtà naturale.
Alimentazione nel mondo antico
Nel mondo greco e romano l'alimentazione fu sempre basata su una produzione agricola centrata sulla cosiddetta triade mediterranea (cereali,olivo e vite). Nel mondo antico i cereali erano la fonte principale di cairbodrati e rappresentavano il vero fondamento dell'alimentazione del popolo, tanto che i termini che denotano il grano ( come sitos in greco e frumentum in latino) vengono tradotti come "cibo".
L'olio di oliva invece forniva tutti i grassi necessari, mentre il vino era l'unica bevanda importante che accompagnava tutti i pasti. Per quando riguarda la carne invece era considerata un alimento di pregio e il suo uso era molto limitato nelle classi meno abbienti.
Abbastanza diffuso a Roma era anche il consumo della frutta e le salse di pesce (garum) di cui la composizione è ancora sconosciuta.
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