L’ulivo solido e forte, ramo che accoglie e saluta Gesù a Gerusalemme, ma anche legno che porta Gesù nel momento in cui si offre per noi. Dono per il bene dell’uomo.
È il segno che le acque del diluvio si sono ritirate e Dio fa pace con l'umanità pervertita operando una nuova creazione. L'ulivo è parte di questa alleanza rinnovata di cui l'arcobaleno, ponte di luce tra la terra e il cielo, è il segno.
Ma l'ulivo è anche il testimone dell'angoscia profonda e della solitudine estrema provata da Gesù nel Getsemani, nella notte in cui viene tradito e consegnato nelle mani di chi lo vuole morto per salvare lo status quo politico-religioso.
Mi chiedo se sia per questo che i suoi rami sono stati scelti per sostituire, alla nostra latitudine, le palme dell'ingresso a Gerusalemme, per questo portare in sé gli estremi di luce e di ombra della nuova creazione che Gesù porta a compimento dal basso: estremi che la Domenica delle Palme tiene insieme anche liturgicamente, l'”Osanna” regale al figlio di David e il “Crucifige” della Passione.
Il Regno annunciato da Gesù è inseparabile dalla croce. È qui che conduce il cammino di conversione, davanti a un mistero che non posso comprendere con la mente ma in cui posso immergermi con il cuore, come Maria di Magdala ai piedi della croce e poi davanti alla pietra rovesciata del sepolcro.
E ora scopro che la cenere che mi è stata posta sul capo all'inizio del cammino è anch'essa dell'ulivo benedetto a Pasqua.
Dunque sono arrivata al termine del percorso?
Vangelo della Passione secondo Marco (capitoli 14 e 15)
Gli offrirono vino mescolato con mirra (15, 22-26)
Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa "Luogo del cranio", e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso.
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: "Il re dei Giudei".