INFANZIA E ADOLESCENZA
Joan Baez nasce a Staten Island nel 1941 da padre messicano e madre scozzese. Seconda di tre figlie, ha passato la giovinezza tra l’Est e l’Ovest degli Stati Uniti, poiché il padre, un professore di fisica, si spostava frequentemente.
Ancora ragazzina Joan ha sperimentato sulla propria pelle la discriminazione, spesso infatti veniva presa in giro dai compagni di scuola per il colore della sua pelle. “Non è facile essere una principessa negli USA se la tua pelle è scura”, cosi scrisse molti anni dopo in una canzone affinché questo messaggio giungesse a molte orecchie.
Nel 1958 i Baez si trasferirono nella zona di Boston. Joan si iscrisse all’Università, ma la lasciò presto per dedicarsi completamente alla musica. Aveva imparato dalle sue compagne di studi a suonare la chitarra e frequentava i numerosi coffee shop sorti un po’ ovunque nella zona di Harward Square, a Cambridge. In questi locali i giovani universitari si incontravano per ascoltare musica folk, mentre sorseggiavano tè o caffè: era un ambiente decisamente intellettuale.
JOAN BAEZ E BOB DYLAN
Nel 1961 Joan Baez conobbe Bob Dylan, allora ancora sconosciuto al grande pubblico e per qualche anno intrecciò la sua carriera e la sua vita con quelle dell’originale vagabondo. Il suo repertorio di pura musica folk si ampliò grazie alle splendide canzoni di Bob Dylan: Dylan le mise a disposizione un arsenale di canzoni fortemente politicizzate che riuscivano a esprimere la visione politica che Joan sentiva, ancora in modo confuso dentro di sé. Una delle prime composizioni di Dylan che Joan Baez inserì nel suo repertorio è With God on our side, una splendida, lunghissima ballata contro la guerra. Famosa è rimasta la loro apparizione il 28 luglio 1963 al Festival Folk di Newport, quando cantarono, insieme ad altri artisti, tra cui Pete Seeger, We shall overcome, l’inno della lotta per i diritti civili. In quello stesso periodo, tra il 1962 e il 1963, Joan Baez fece conoscere Bob Dylan al grande pubblico: mentre lei era già famosa, lui era ancora agli esordi della sua straordinaria carriera. Le loro strade si divisero nel 1965, per ragioni politiche e personali.
JOAN BAEZ E LA LOTTA PER I DIRITTI CIVILI
Un altro momento particolarmente rilevante del loro sodalizio musicale avvenne durante la famosa marcia su Washington il 28 agosto 1963, quando Martin Luther King pronunciò il suo discorso “I have a dream” e tutti insieme, bianchi e neri, intonarono We shall overcome: il sogno si sarebbe avverato più di quarant’anni dopo con l’elezione di Barack Obama.
Negli anni successivi Joan Baez restò sempre fedele a un discorso politico imperniato sul rifiuto della violenza e della guerra. Sono rimasti famosi i suoi concerti nel Sud degli USA, dove ancora c’era la segregazione razziale e la Baez pretendeva di esibirsi di fronte a un pubblico misto, di bianchi e neri. E ancora quando marciò insieme a Martin Luther King nel profondo Sud, per favorire l’integrazione dei bambini di colore nelle scuole.
Joan Baez, con grande coerenza, ha continuato a manifestare e a marciare, nella convinzione che le canzoni potevano cambiare il mondo. Fu alla testa del movimento di protesta che si sviluppò contro la guerra del Vietnam e per questo fu arrestata due volte nel corso del 1967. Nel 1968 ha sposato uno dei leader del movimento contro la leva obbligatoria, David Harris, da cui ha avuto un figlio, Gabriel. Questo matrimonio è durato tre anni.
Durante l’escalation della guerra in Vietnam, nel Natale del 1972, si è recata a Hanoi, dove ha assistito a uno dei bombardamenti più violenti scatenati dall’amministrazione Nixon. Questa esperienza è confluita nell’album Where are you now my son? che rappresenta, forse, il momento più alto dell’intreccio tra musica e politica perseguito con ostinazione da Baez.
Se la sua carriera musicale ha subito una battuta d’arresto, soprattutto negli anni Ottanta, non è mai diminuito il suo impegno politico e sociale. Joan Baez ha continuato a esprimere la sua solidarietà nei confronti di tutti coloro che soffrivano a causa di governi totalitari: ha cantato per i cileni, per le madri dei desaparacidos in Argentina, per Sacharov e sua moglie Yelena Bonner, per Vaclav Havel per i boat people della Cambogia e, in anni più vicini a noi, per gli abitanti della Bosnia e dell’Iraq.
Da un punto di vista musicale Joan Baez non è mai stata una vera e propria cantautrice, anche se si è cimentata in questo ambito, ma piuttosto una straordinaria interprete.
BLOWIN’ IN THE WIND
Questa canzone, rappresenta secondo me, come una donna possa lottare per i diritti civili. Se penso ad alcune donne che ho messo in questa presentazione, al loro esempio e alle loro scelte, mi sembra che cantino insieme a Joan Baez. Quando canta la sua disapprovazione per la guerra, canta anche il desiderio di libertà di tutte le donne del passato e l’uguaglianza dei diritti per tutti.
Realizzato da Elisabetta Frisoli