IL SARCOFAGO DI GIUNIO BASSO UN CAPOLAVORO PALEOCRISTIANO
La scultura decorativa con scene della Passione di Cristo e del Martirio di Pietro e Paolo raggiunge il culmine in questo monumento del IV secolo.
Di cosa parliamo ?
Parliamo di un sarcofago del IV secolo d.C. : il sarcofago del prefetto Giunio Basso, la più alta espressione dell’evoluzione artistica della scultura paleocristiana, un punto di riferimento ben preciso per comprendere lo sviluppo stilistico: questa opera riassume la tradizione tetrarchico-costantiniana, rielaborandola con un linguaggio nuovo.
I sarcofagi sono generalmente dei cassoni rettangolari, scolpiti o dipinti, utilizzati nel rito funebre dell'inumazione.
Il termine deriva dalle parole greche σάρξ sarx, «carne», e φαγεῖν phaghein, «mangiare» o «consumare» con il significato quindi di mangiatore di carne, o meglio «pietra che mangia la carne», secondo la credenza che i sarcofagi fossero fatti di un particolare tipo di pietra calcarea che consumava la carne del corpo in essa contenuti.
Poco diffusi nel mondo romano fino al I secolo d.C., iniziarono a diffondersi con avvento della religione cristiana e il rito dell’ inumazione, prima di forma tipica a cassone rettangolare sul modello greco , poi nel II secolo assunsero una forma a tinozza, con tre lati decorati (raramente tutti e quattro) con festoni vegetali e floreali o scene mitologiche allusive ai culti misterici o alla morte. Nel III secolo i soggetti cambiano ancora: scompaiono le scene mitologiche a favore di quelle familiari e filosofiche; si presentano anche con la fronte ripartita in nicchie da diversi elementi architettonici , ritrattistici ed espressionistici. Con l'andare del tempo, ai temi iconografici romani andarono sostituendosi quelli cristiani, senza però che vi fossero, almeno all'inizio, variazioni stilistiche.
Datazione
Realizzato nel 359 d.C., il sarcofago può essere datato con precisione sulla base delle iscrizione presente sulla cornice nel bordo superiore della cassa:
“ Iun(ius) Bassus v(ir) c(larissimus) qui vixit annis XLII men(sibus) II in ipsa praefectura urbi neofitus iit ad deum VIII Kal(endas) Sept(embres) Eusebio et (H)ypatio co(n)ss(ulibus)”.
Giunio Basso era prefetto della città, rivestiva quindi la massima carica in Roma dopo quella dell’imperatore. Particolare molto significativo: si dice che neofitus iit ad deum. Era cioè stato battezzato subito prima di morire, infatti “neofita” è il termine che indica il nuovo battezzato .
Nella tabella del coperchio vi sono alcuni distici in onore del defunto a completamento dell’epigrafe precedente, narrano la tristezza e il pianto che avvolse la città alla notizia della sua morte e il fatto che fosse la gente stessa a voler portare il feretro, impedendo che lo facessero gli stretti congiunti, tanto Giunio Basso era amato.
L’alta qualità delle raffigurazioni presenti rispetto agli altri sarcofagi del Museo fa pensare ad una scelta di artisti molto abili e ad un maggior costo dell’opera stessa.
Come si presenta ?
Il sarcofago misura m. 2,43 x m. 1,41, è in marmo pentelico, un marmo bianco a grana fine, che può assumere tenui tonalità di giallo oro, talvolta con brillanti venature verdastre, caratteristico della Grecia.
Coperchio
Il sarcofago è chiuso dal suo coperchio originale, pur alterato da uno spesso strato di stucco duro, disteso su gran parte della superficie dopo il 1773. Venne poi rimosso completamente nel 1903 per mettere in luce la primitiva decorazione. Questa risultò molto frammentaria e le scene, di non facile identificazione, sono state interpretare quali episodi della vita familiare ed ufficiale del prefetto Giunio Basso.
Durante i lavori compiuti nelle Grotte Vaticane sono tornati alla luce nel 1942, i resti della "tabella inscriptionis", contenente versi in distici in onore del defunto , che uniti danno luogo a un unico frammento. Il perfetto combaciamento delle linee di frattura conferma che non si tratta di un coperchio riutilizzato, ma fatto proprio per il sarcofago.
Agli angoli si trovavano delle maschere che fungevano da protomi angolari.
Cassa: Testate
Le testate del sarcofago, anch'esse organizzate su a due registri orizzontali scanditi da colonne, presentano la decorazione con soggetti totalmente diversi da quelli della fronte:
• a sinistra: Scene di vendemmia e pigiatura dell'uva;
• a destra: Scene della raccolta del grano e simboli delle stagioni.
Una visione gaia della vita, che simboleggia la beatitudine del regno celeste, quale premio dopo una vita carica di vicende.
Cassa: Fronte
La fronte della cassa presenta un ricco corredo scultoreo ad altorilievo, con dieci scene organizzate in nicchie poste su due registri orizzontali, scanditi per mezzo di colonnine, con basi ornate e ricchi capitelli compositi: quello superiore presenta una finta trabeazione continua e modanata con architravi traforati, quello inferiore timpani rettangolari e semicircolari, questi ultimi scolpiti come valve di conchiglia. Le colonnine sono tutte a spirale, a eccezione delle quattro attorno alle nicchie centrali, che sono istoriate con Putti vendemmianti.
Lo schema architettonico risulta equilibrato, pur in presenza di un’elaborata ornamentazione compositiva, pesante nella parte superiore architravata, leggiadra, invece, in quella inferiore.
Gli agnelli, tra le nicchie, ricordano i miracoli di Gesù e simbolicamente l'iniziazione del neofito Giunio Basso.
Figure
La figura di Cristo, per i lineamenti giovanili, la rotondità del viso, la pettinatura a paggio e per l’espressione raccolta, rientra pienamente nell’iconografia che si afferma intorno alla metà del IV secolo.
Le figure, scolpite ad altorilievo ed alcune anche a tutto tondo, nel loro complesso rivelano una notevole varietà di atteggiamenti e di fisionomie, che conferiscono alla composizione scultorea di ciascuna nicchia vivacità, robustezza ed efficacia.
Lo stile delle figure risente dell’influsso ellenico, probabilmente dovuto alla presenza a Roma di botteghe greche. I visi e gli sguardi, però, sono tipicamente romani (san Pietro, san Paolo ed Abramo), resi con un sapiente uso del trapano tondo. Nell’analisi stilistica delle figure per abbigliamento e modo di trattare la barba e i capelli (taglio corto e ricci simili a spirali), si nota lo stile in voga alla corte dell’imperatore prevalere sullo stile costantiniano. Influenze galliche si notano in tre teste nel fondo: del soldato, in quella quasi nascosta da Daniele e in quella dell'uomo che consola Giobbe.
Registro Superiore
Le scene figurate delle singole nicchie sono caratterizzate da uno schema ternario, nel riquadro centrale quella che rappresenta l'idea dominante, la centralità nella fede di cristo è rispecchiata dalla sua centralità iconografica.
• Sacrificio di Isacco
• Arresto di san Pietro
• Gesù Cristo redentore in trono tra san Pietro e san Paolo e Allegoria del cielo: Cristo è raffigurato seduto sul trono celeste tra i due apostoli, mentre consegna al mondo la nuova Legge con i precetti per la vita eterna (Traditio Legis)
• Cattura di Gesù Cristo o Consegna a Ponzio Pilato
• Giudizio di Ponzio Pilato
Registro inferiore:
• Giobbe nel letamaio
• Adamo ed Eva,
• l’ingresso di Gesù in Gerusalemme
• Daniele nella fossa dei leoni
• la decapitazione di Paolo, con il soldato che sguaina la spada.
Dove si trova ?
L’opera fu rinvenuta tra il 1595 e il 1597 sotto il pontificato di Clemente VIII, nel corso degli scavi della basilica, davanti alla tomba di Pietro.
E’ attualmente conservata e visibile nel Museo del Tesoro di San Pietro, Città del Vaticano
Riferimenti bibliografici :
http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2003/Un%20capolavoro%20paleocristiano%20-%20il%20sarcofago%20di%20Giunio.htm
http://www.gliscritti.it/blog/entry/434#mozTocId197343
http://www.treccani.it/enciclopedia/giunio-basso_(Enciclopedia-dell'-Arte-Antica)/
http://it.cathopedia.org/wiki/Sarcofago_di_Giunio_Basso