NATALIA GINZBURG Lessico famigliare
La vita: formazione e attività letteraria
- Natalia Levi nacque a Palermo il 14 luglio del 1916, figlia di Giuseppe Levi, illustre medico triestino di origine ebrea e Lidia Tanzi, milanese e di religione cattolica.
- Trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Torino, dove respirò un'atmosfera intellettuale e antifascista.
- All'età di diciotto anni esordisce con il suo primo racconto I Bambini pubblicato sul giornale fiorentino Solaria.
- Il 1938 è l'anno del matrimonio con Leone Ginzburg, col cui cognome firmerà in seguito tutte le proprie opere. Dalla loro unione nacquero tre figli. In quegli anni stringe rapporti con i maggiori rappresentanti dell'antifascismo torinese e in particolare con gli intellettuali della casa editrice Enaudi della quale il marito era già collaboratore dal 1933.
- Nel 1940 segue il marito inviato per motivi politici e razziali a Pizzoli, in Abbruzzo, dove rimane fino al 1943.
- Tra il 1943 e il 1944 i Ginzburg prendono parte a diverse attività di editoria clandestina, ma nel febbraio del 1944 il marito viene torturato e muore nel carcere romano di Regina Coeli.
- Nel 1944 Natalia si impiega presso la casa editrice Enaudi.
- Il 1952 è l'anno del secondo matrimonio con Gabriele Baldini.
La vita: gli anni dell'attivismo politico
- Il 1969 è un anno di svolta: muore il marito e la Ginzburg nel periodo cosiddetto della "strategia della tensione" si dedica sempre più attivamente alla vita politica e culturale del Paese in sintonia con la maggioranza degli intellettuali italiani militanti orientati verso posizioni di sinistra.
- Nel 1971 sottoscrive, insieme a numerosi intellettuali, autori, artisti, registi, la lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli.
- Nel 1983 viene eletta al Parlamento nelle liste del Partito Comunista Italiano.
- Muore a Roma nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 1991.
LE OPERE E I TEMI
- La strada che va in città (1942): tema del rapporto nei confronti del ricordo.
- Tutti i nostri ieri (1952); Le voci della sera (1961); Lessico Famigliare (1963): tema memorialistico ("trilogia del ricordo").
- Caro Michele (1973); Famiglia Manzoni (1983); Mai devi domandarmi (1970): tema famigliare
- Ti ho sposato per allegria (1965): tema del rapporto matrimoniale
LESSICO FAMIGLIARE
<<L'ho scritto rapidamente e credo senza fatica, come percorrendo una strada che già conoscevo. "Lessico Famigliare" è un libro di memorie. Ma io stessa sono poco presente, è piuttosto la storia della mia famiglia.>>
- Scrisse il romanzo tra l'ottobre del 1962 e il febbraio del 1963.
- Lessico Famigliare racconta la storia della famiglia Levi, trapiantata a Torino, tra gli anni Trenta e Cinquanta.
COSA ACCADEVA IN QUEGLI ANNI?
Il ventennio che intercorre tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta è molto intenso: occupato per buona parte dal fascismo, è funestato dalle leggi razziali, dallo scoppio della guerra, dall'invasione tedesca in Europa, dai campi di sterminio per poi giungere alla Resistenza e alla Liberazione.
Un libro dal carattere insolito
<<Ho scritto soltanto quello che ricordavo. Perciò se si legge questo libro come una cronaca si obietterà che presenta infinite lacune. Benchè tratto dalla realtà, penso che si debba leggere come se fosse un romanzo: e cioè senza chiedergli nulla di più, nè di meno, di quello che un romanzo può dare.>>
- Non è un racconto perchè non contiene nulla di fittizio.
- Non è un autobiografia perchè non parla mai di se stessa, ma solo della sua famiglia.
- Non è una cronaca perchè manca la presunzione di obbiettività nella descrizione della realtà tipica di una cronaca. La scrittrice stessa infatti afferma: "I libri tratti dalla realtà non sono spesso che schegge di quanto abbiamo visto e udito".
Il Lessico nasce quindi da una folla di ricordi che la Ginzburg sistema in modo organico attraverso associazioni mnemoniche avvalendosi invece di uno schema temporale sommario.
Le descrizioni
L'appiattimento della prospettiva temporale e storica della vicenda si ripercuote anche nei personaggi, che sono tutti i familiari e tutte le persone che con ruoli diversi sono comparsi nella sua vita.
L'intento del romanzo è quello di far rivivere l'atmosfera della sua infanzia, richiamando le frasi, le parole, i motti, le storie che nell'infanzia aveva sentito ripetere infinite volte. La scrittrice raggiunge questo obbiettivo attraverso una particolare descrizione dei personaggi, che si definiscono e si commentano da soli con i loro comportamenti e il loro linguaggio quotidiano. Attraverso questa caratterizzazione i personaggi vengono spesso inchiodati al punto di vista dell'autrice che toglie loro l'illusione di essere come credevano e come volevano.
Il linguaggio: un patrimonio da custodire
In ogni famiglia espressioni e parole apparentemente futili che si ripetono diventano dei veri e propri legami affettivi ed esse costituiscono il patrimonio grazie al quale i membri di una famiglia si riconoscono e si distinguono dagli altri.
La voce narrante
Gli occhi attraverso i quali gli avvenimenti sono narrati sono quelli di una bambina, che si nasconde nella penombra, lontano dai grandi, poi di una moglie e infine di una madre.
Dall'infanzia alla maturità rimane però oscuro:
- il rapporto che intrattiene con i genitori, i parenti, gli amici, le figure dell'Italia pubblica che compaiono nella sua vita.
- il mondo in cui vive i fatti raccontati che la riguardano. Una reticenza tanto più rigorosa quanto più i ricordi sono dolorosi. Aveva infiniti motivi per dichiararsi infelice, ma non lo fa mai. Emerge più volte il rifiuto del dolore che deve essere tenuto nascosto in quanto deve rimanere una dimensione intima che non può essere condivisa con gli altri.
La storia: l'ambiente antifascista
I riferimenti storici sono innumerevoli. Leggendo Lessico Famigliare veniamo a trovarci nell'ambiente nel quale maturò quell'opposizione che diede poi vita alla Resistenza, anche se gli avvenimenti della cospirazione non si differenziano da quelli della vita quotidiana e casalinga.
Natalia Ginzburg presenta una borghesia antifascista (a cui appartengono anche i suoi genitori) formata da intelletuali che sono antifascisti in quanto borghesi. E' un gruppo di matrice elitaria, nonostante le apparenza, chiuso in se stesso.
La borghesia che ci viene presentata lotta con un corredo di virtù e moralismi contro la brutalità e la rozzezza della dittatura.
La rappresentazione di tali virtù resero Lessico Famigliare agli occhi della critica cattolica un libro sano e pulito, fresco e semplice, un inno ai buoni sentimenti e un elogio alla comprensione, bontà e gioia.
<<Ci vuol poco a sorprendere l'ingenuo lettore, sciorinandogli davanti agli occhi con sapiente disinvoltura l'amichevole frequentazione con persone "vere" e dai nomi comunissimi come l'Adriano (Adriano Olivetti), l'ingegner Camillo (fondatore della fortuna capitalistica degli Olivetti), il Rasetti (il grande fisico Franco Rasetti).>>
Critica del Psi (Alberto Rosa, critico letterario): ostentazione di un rapporto intimo e famigliare con grandi personaggi storici per stupire il lettore.
Una famiglia come tutte le altre
Come può una famiglia ebrea e antifascista negli anni Trenta e Quaranta, durante le leggi razziali, la persecuzione, il terrore quotidiano dello sterminio, essere una famiglia come tutte le altre?
Si sorvola sul fatto che le amicizie in casa Levi siano in massima parte ebraiche. Le origini ebraiche non vengono mai negate, ma è un fatto accessorio, dichiarato solo quando è necessario. La famiglia Levi è una famiglia come tutte le altre.
Il senso della persecuzione viene ribaltato rispetto alla memoria comune: non sono i cristiani ad odiare gli ebrei fino alla persecuzione ma viceversa. Parlando della nonna paterna nelle prime pagine del libro Natalia Ginzburg scrive:
<<Odiava tutto ciò che non era ebraico. Provava, per quelli che non erano come lei, un ribrezzo, come per i gatti.>>
La scrittrice non ha quindi sottovalutato la novità delle implicazioni culturali di cui era portatrice la diversità della sua famiglia. E su questa diversità si basa tutto il libro: ogni famiglia ha una lingua che permette ai membri di riconoscersi in mezzo agli altri.
La diversità rappresentata dal semplice vocabolario familiare però rimanda ad una diversità più profonda: la presunta diversità ebraica colpita dalle persecuzioni, anche se questa parola non viene mai pronunciata.