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Da qualche settimana stiamo lavorando sulla poesia.
Abbiamo scritto prescritture, prime bozze e prime strofe.
Abbiamo dato un titolo alle strofe, abbiamo costruito metafore e usato i cinque sensi.
Costruire immagini efficaci nella mente del lettore è fondamentale. Siete stati efficaci fin qui? Le vostre poesie disegnano immagini efficaci? I vostri lettori vedono ciò che volete comunicare?
Se avete usato bene i 5 sensi e le metafore, allora sì.
Se non siete soddisfatti, tornate ancora sul vostro lavoro e revisionate!
Usate le metafore, che rendono evocativa e "poetica" ogni poesia. Fate fare a ciò cui avete paragonato il cuore del vostro componimento, ciò che i fiori fanno fare ai fuochi d'artificio: li fanno "sbocciare".
Teaching Point
Oggi, quindi, impariamo ad applicare la minilezione "Riduci all'osso".
I poeti infatti "riducono all'osso" i propri testi, che altrimenti sembrerebbero prosa e non poesia.
Scelgono accuratamente le parole da usare e ne usano poche.
Non spiegano, non raccontano, non dicono ciò che pensano o provano in modo esplicito, ma creano immagini, usano parole "dense", ricche di significato, che invitano il lettore ad andare oltre, a completare con il proprio immaginario quanto suggeriscono.
Le parole in un testo poetico sono, dunque, preziose e sono ridotte all'osso.
Vediamo come fare.
In questo testo la poetessa ha ridotto le parole all'osso, ha usato solo quelle strettamente necessarie.
Noi infatti non sappiamo dove si trovasse quando ha visto i fuochi d'artificio, se c'era qualche suo caro con lei, cosa ha provato mentre guardava i fuochi o cosa ha pensato. Non sappiamo nemmeno come si sentisse, se era triste o felice.
Sappiamo però che l'emozione è stata così intensa, che ha continuato a vederli anche quando non c'erano più e che le sono sembrati tanto belli da paragonarli a fiori che sbocciano.
La poetessa non ha detto
Mi piacciono i fuochi d'artificio, quando li vedo mi emoziono e sono felice, provo tanto entusiasmo.
NO, NO!!
Non ha detto
Sembrano dei fiori che sbocciano e io li vedo aprirsi davanti ai miei occhi.
NO, NO!!
La poetessa ha usato pochissime parole!
Ha usato pochi nomi significativi e specifici, così che il lettore potesse vedere quello che lei voleva vedesse (fuochi d'artificio, fiori, volti, lampo, scintille e pupille).
Ha usato verbi molto specifici (ho visto, scoppiavano, accendeva, scendevano sfrigolando, sbocciano)
Ha usato pochissimi aggettivi, che danno forza ai nomi a cui si accompagnano (lampo improvviso - tutti i volti - mille scintille - mie pupille).
Non ci sono congiunzioni, non ci sono avverbi, non ci sono pronomi, solo pochi nomi e verbi specifici e qualche aggettivo (pochissimi!!).
Coinvolgimento attivo
Provate a ridurre all'osso questo testo.
Sono poche le cose
per me importanti,
quelle che mi servono
per sopravvivere.
Mi basta
un po' di pane
anche secco,
e un dito di latte.
Soprattutto
per me
è importante
poter vivere sotto questo cielo
osservando queste nuvole.
Ecco il testo originale di Velimr Chlebnikov
Poco mi serve.
Una crosta di pane,
un ditale di latte,
e questo cielo
e queste nuvole.
Credits:
Foto da Pixabay - Grazie al gruppo degli Italian Writing Teachers. Il mio blog: ilquadernodoro.blogspot.com