Il 16 settembre 2022 Mahsa Amini muore in circostanze misteriose.
Chi era Mahsa Amini?
Mahsa Amini era una giovane 22enne originaria del Kurdistan iraniano che si trovava a Teheran in vacanza con la famiglia; viene arrestata dalla polizia "morale" con l’accusa di indossare il velo in modo poco consono. Arrestata, entra in coma. Morirà in ospedale a seguito, secondo la versione ufficiale, di arresti cardiaci multipli.
Secondo varie fonti, la ragazza è stata brutalmente picchiata e questo solo perché indossava in modo inappropriato il hijab, il copricapo islamico, lasciando scoperte alcune ciocche di capelli.
Breve storia dell'Iran
La storia dell'Iran, un tempo conosciuto come Persia, affonda le sue radici in un tempo lontano e glorioso.
Qui sorsero le antiche civiltà mesopotamiche e nacque l'Impero Universale di Alessandro Magno, colui che unificò sotto il suo nome il mondo allora conosciuto.
Si pensa che in Iran ci siano ben 250.000 siti archeologici, senza contare che si continuano a effettuare scavi che portano alla luce sempre nuove sorprese, offrendo continue novità su un Paese dalla storia antichissima, dalla religione complessa, dalle tradizioni radicate, dalla geografia sorprendente e dal patrimonio artistico e culturale inestimabile. (https://www.irancultura.it/iran/iran-storia/)
Il territorio dell'Iran odierno fu islamizzato dagli Arabi nel 7° secolo d.C. e convertito all'Islam sciita dalla dinastia dei Safavidi tra il Cinquecento e il Settecento.
Sciiti e Sunniti
Il termine sciita deriva dall'arabo SHI' Atù Alì, comprende i sostenitori politici di Alì, genero di Maometto.
Il termine sunnita deriva dall'arabo ahl-al-sunnah e significa “il popolo delle tradizioni” di Maometto. I sunniti ritengono di essere la scuola di pensiero più ortodossa e tradizionalista dell'Islam.
Dopo il dominio dei Qagiar (1794-1925) e quello dei Pahlavi (1925-79, Khan Pahlavi, si proclamò scià nel 1925), l'Iran ha acquisito il suo attuale profilo con la rivoluzione islamica del 1979
Scià (in persiano: شاه Shāh) è il termine italianizzato per indicare il re nei paesi di lingua persiana; è la figura di comando che gode di assoluti poteri in campo politico e spirituale tanto da ergersi al di sopra della classe sacerdotale. Il primo Scià di Persia fu Ismā῾īl, nel 1502.
Il 10 febbraio 1979 Imam Khomeini pose fine all’epoca della monarchia ereditaria e fu istituito il governo della Repubblica Islamica.
La rivoluzione islamica iraniana, conosciuta anche come rivoluzione khomeinista, inaugurò in Iran una linea di potere che fu definita teocratica e diede luogo ad una serie di sconvolgimenti politici e sociali che trasformò la monarchia del paese in una repubblica islamica sciita, la cui costituzione si ispira alla legge coranica (shari'a).
Il leader dell'Iran è la Guida Suprema (Rahbare Moazzam), eletto dall'Assemblea degli Esperti, composta da 86 mujtahid, studiosi islamici. La Guida viene scelta in base al proprio curriculum e del grado di stima goduto presso la popolazione.
A sua volta, la Guida Suprema nomina il Consiglio dei Guardiani, composto da 12 membri il cui compito è approvare le candidature alla presidenza della Repubblica e certificare la loro competenza e quella del parlamento, al pari delle più alte cariche giudiziarie.
Il capo di Stato è il Presidente, eletto a maggioranza assoluta con suffragio universale. Il suo mandato ha durata quadriennale e vigila sul buon andamento del potere esecutivo. Dopo la sua elezione, il Presidente nomina e presiede il Consiglio dei Ministri, coordina le decisioni del governo e seleziona le decisioni governative da sottoporre al parlamento.
Il parlamento iraniano, monocamerale, chiamato Assemblea Consultiva Islamica (Majles), è composto da 290 membri, anch'essi con mandato quadriennale. Il suo operato viene controllato dal Consiglio dei Guardiani affinché le leggi non siano in contrasto col Corano e la dottrina islamica.
Teocrazia di Khomeini
L'Iran è una teocrazia islamico sciita. Il progetto politico dell'Ayatollah Khomeini prevedeva, infatti, la creazione di uno stato conforme ai precetti del Corano. Per questo motivo, ogni decisione politica dev'essere rigidamente vagliata dalla comunità religiosa e dagli esperti di dottrina islamica.
Alla morte di Khomeyni, avvenuta nel 1989, l'Ufficio di Guida Suprema della rivoluzione islamica venne assunto (su disposizione dello stesso Khomeyni) dall'ayatollah Ali Khamenei.
Khamenei cercò di riformare l'economia e, in politica estera, strinse alleanze con le repubbliche dell'Asia centrale, con Turchia, India, Cina e con le ex repubbliche sovietiche.
Ayatollah: tra i musulmani sciiti, designazione dei grandi teologi, maestri e interpreti del Corano, in quanto ritenuti intermediari tra il Profeta e l'uomo.
In seguito alle elezioni presidenziali del 13 giugno 2009 vinte ufficialmente da Aḥmadinejād, ma sulla cui regolarità l'opposizione ha espresso forti dubbi, la tensione sociale del Paese è notevolmente aumentata, sfociando in manifestazioni non autorizzate e scontri di piazza, con un numero indefinito di morti provocato da un intervento delle forze dell'ordine.
"Raisi è stato infatti sanzionato nel 2019 dagli Stati Uniti per violazioni dei diritti umani, tra cui le “purghe” del 1988, l’esecuzione di minorenni e la tortura di prigionieri. È inoltre ritenuto responsabile delle repressioni brutali in diverse ondate di protesta, tra cui anche quelle portate avanti dal movimento Onda Verde nel 2009. Il prossimo Presidente della Repubblica Islamica appare dunque come una figura a dir poco controversa, che suscita diversi dubbi sul futuro volto dell’Iran". (https://www.micromega.net/chi-e-ebrahim-raisi-il-nuovo-presidente-iran/)
La polizia religiosa iraniana
La polizia morale religiosa iraniana è un corpo istituito nel 2005 per volontà della parte più conservatrice e intransigente del regime iraniano. Il nuovo corpo di polizia è il braccio armato del ministero della Cultura che ancora oggi si occupa di “proteggere” l’etica e i valori iraniani.
Le pattuglie sono solitamente composte da sei persone, di cui quattro uomini e due donne vestite con il chador, un mantello generalmente nero che copre tutto, dalla testa ai piedi. Si muovono con piccoli furgoni e presidiano le zone più frequentate, come centri commerciali, stazioni, piazze: il loro compito principale è quello di verificare il rispetto dei codici di abbigliamento, in modo che «promuovano la virtù e prevengano il vizio».
Possono talvolta redarguire uomini per una barba troppo lunga, ma la loro attenzione si concentra principalmente sulle donne e sul corretto impiego dello hijab, il velo, che secondo la legge iraniana, basata su un’interpretazione della sharia, deve coprire tutti i capelli. Gli agenti verificano anche che i vestiti siano sufficientemente larghi per nascondere le forme: molte donne iraniane hanno raccontato di essere state redarguite o fermate anche per l’uso di rossetto, stivali, jeans strappati o gonne non abbastanza lunghe. (https://www.ilpost.it/2022/09/24/quando-nata-come-funziona-polizia-religiosa-iran/)
Lo scorso 15 agosto il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha promosso un’operazione per contrastare la corruzione organizzata nella società islamica attraverso un’applicazione più severa delle norme che regolano la vita pubblica.
Ha firmato un decreto che stabilisce pene più dure per chi viola le leggi sull’abbigliamento da tenere in pubblico, nonché il carcere per chi critica online le regole sullo hijab. Le maggiori restrizioni hanno causato arresti ma anche le proteste delle donne iraniane.
Donne in tutto il mondo hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza alle donne iraniane, e hanno reagito all’accaduto diffondendo sul web video nei quali si tagliano una ciocca di capelli o bruciano il velo in segno di solidarietà e di protesta.
La condizione della donna in Iran
La condizione della donna in Iran è cambiata nel corso della storia. A partire dalla Costituzione Iraniana del 3 dicembre 1979, le donne godono di pari dignità sociale ed economica in base però alla legge della Sharia.
Le donne iraniane possono svolgere diverse mansioni e lavori, a patto che coprano i propri capelli con il velo islamico, lo hijab, e indossare abiti non aderenti che coprano braccia e gambe.
Molti diritti che avevano ottenuto durante il periodo monarchico sono stati aboliti o ridotti secondo la legge islamica.
Afghanistan e Iran sono gli unici due paesi al mondo dove l'utilizzo dello hijab è obbligatorio in quanto imposto per legge.
Le donne in Iran non possono amministrare possedimenti e sono completamente dipendenti dal marito. Se una donna diventa vedova, percepisce solo un ottavo delle proprietà del marito. Se sposata, non può viaggiare all'estero da sola senza il permesso del marito. Nel 2013 il Consiglio dei guardiani, organo costituzionale iraniano non elettivo composto da 12 giuristi religiosi incaricato accertare la compatibilità delle leggi con la Costituzione e la legge islamica, ha reinserito la pena della lapidazione per l'adulterio. Alcune disposizioni del 1967, che consentivano alla donna maggiori diritti in caso di divorzio, limitanti la poligamia, sono state abrogate nel 1979. Dopo la Rivoluzione Iraniana la custodia dei figli è prerogativa unica dell'uomo.
Le donne possono esercitare la carica di ministro e di vicepresidente della Repubblica, ma non possono esercitare, anche se al momento è in discussione, la carica di Presidente della Repubblica.
Le donne non possono cantare in pubblico, se non davanti a un pubblico di sole donne e se non accompagnate da una voce maschile; non possono ballare e nemmeno andare allo stadio se non per le partite della Nazionale (a partire dal 2019, a seguito dell'episodio del suicidio di Sahar Khodaryari).
SAHAR KHODARYARI, LA "BLUE GIRL" CHE ANDÒ ALLO STADIO SFIDANDO LA POLIZIA MORALE IRANIANA.
SARINA ESMAILZADEH-NASRIN GHADRI-HADITH NAJAFI-NIKA SHAKARAMI-ASRA PAHANI
Leggi questi nomi, sono solo alcune delle tante vittime delle ultime settimane; ragazze giovanissime, una aveva solo 16 anni, che sono scese in piazza per protestare contro la morte di Mahsa Amini o si sono rifiutate di cantare l'inno nazionale, e tutto ciò a rischio della propria vita.
E ora guarda con attenzione la mappa interattiva delle proteste: il quotidiano Repubblica ha geolocalizzato alcuni dei video più emblematici che hanno mostrato al mondo le proteste e il ruolo guida delle donne.
"Si chiamava Mohsen Shekari e aveva 23 anni. È stato impiccato l’8 dicembre a Teheran, colpevole, secondo la giustizia rivoluzionaria, di aver “condotto una guerra contro Dio”. Questa incredibile accusa ha colpito un giovane manifestante che avrebbe aggredito un paramilitare (rimasto ferito) e bloccato una strada in occasione delle prime manifestazioni dopo la morte di Mahsa Jina Amini"
Presentazione di Elisabetta Buono
Credits:
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