La guerra di propaganda
Con l'inizio della Grande Guerra si parlò anche dell'inizio di una "guerra di propaganda". Le radici di questo fenomeno ci portano all'agosto 1914, quando la Germania invase il Belgio per attaccare più facilmente la Francia, violandone la neutralità, messa a punto in un trattato inglese nel 1839 e firmato da tutte le potenze europee; di conseguenza la Gran Bretagna si sentì obbligata a entrare in guerra a fianco dell'alleata Francia.
Ciò che accadde al Belgio diventò ben presto il tema principale della propaganda del Paese, e più in generale di tutta l'Intesa, con lo slogan "Remember Belgium" per denunciare la brutalità tedesca. La Gran Bretagna sfruttò questo denuncia per la mobilitazione della popolazione in guerra. La propaganda in Germania invece sottolineò che durante l'invasione furono rispettati sia la popolazione sia i monumenti storici belghi.
Propaganda e prestiti di guerra
In questo momento storico il sentimento di patria assunse una grande rilevanza e cambiò anche significato: la patria diventò il luogo dove si costruisce la propria vita, per cui vale la pena battersi e impegnarsi. Facendo leva su questo sentimento, durante la Guerra lo Stato e i principali istituti di credito chiedevano alla popolazione contributi per sostenere la guerra. Lo strumento più usato furono appunto i manifesti.
Donne e propaganda
Nei manifesti divulgati durante la Grande Guerra un elemento che ricorse spesso fu la figura della donna, utilizzata per due principali motivi: per incrementare la partecipazione attiva nei movimenti patriottici; per attirare l'attenzione del pubblico, grazie alla sensualità dei corpi femminili.
Propaganda italiana
L'entrata in guerra dell' Italia nel 1915 fu motivo di numerosi dibattici politici; di conseguenza, si crearono propagande che volevano far partecipare o meno gli italiani alla guerra.