Motivazioni dei testi premiati
La poesia di Alessandro Ardigò è supportata da riflessioni filosofiche di ampio respiro che consegnano al lettore un indizio che fin dalle prime pagine costituisce un filo da seguire. La volontà di manifestare pensieri e riflessioni condensa il dettato, la sostanza è densa di una lirica in cui il senso alla base dell’espressione è reso con cura e slancio.
In questo libro d’esordio, l'autore chiede ai lettori di accogliere la finzione secondo la quale non di suo pugno sarebbe stato scritto il quadernetto in caratteri neogreci, frutto di un ritrovamento casuale in una pianura post-industriale, ma di un presunto signor K., il cui nome inevitabilmente allude alle metamorfosi di kafkiana memoria, che avrebbe tradotto e poi trascritto le poesie. Prosimetro moderno allude alla dantesca Vita Nova e si potrebbe leggere come un viaggio di K. dentro a se stesso.
Per l’attitudine a cogliere le segrete voci del proprio Sé, sfiorando con notevole finezza espressiva le più contemporanee argomentazioni dell’oggi. Il linguaggio, elegante e ben curato, non sfocia mai in inutili orpelli e si avvale di interessanti metafore; ottimamente equilibrata la struttura interna di ciascuna lirica.
Gabriella Paci, già docente di materie letterarie, da alcuni anni si dedica con successo alla scrittura poetica. La sua vuole essere una condivisione, in cui amarezza reale e speranza si integrano in un contraddittorio esistenziale, che comporta un’introspezione sia del singolo che dell’Altro, che, in particolare, in tempo di pandemia ha esperito le stesse emozioni, le medesime angosce e l’inevitabile desiderio di riacquistata libertà.
Siamo funamboli sul filo della vita/ sospeso su un campo minato/ dove mine inesplose rendono/ arduo e precario ogni passo./ Ovunque c’è una guerra nascosta...
Per la singolare polifonia delle liriche, caratterizzate da una loro propria eleganza formale e da un’apprezzabile ricerca di assonanze e consonanze, sia nella versione in italiano, sia nell’interessante indagine linguistica sarda, che recupera e fa coesistere la narrazione di se e delle tradizioni familiari e i silenzi che parlano.
La silloge Boghes/voci giunge alle orecchie e al cuore con evidente intento corale, proponendo al lettore un controcanto di voci che si inseguono e si sovrappongono: dal campidanese al gallurese, dal turritano all’algherese, l'autore compone un caleidoscopio di emozioni e sinestesie, riuscendo a far percepire fisicamente i profumi dei contadi dell’isola, i colori intensi del suo cielo e del suo mare e gli ineguagliati silenzi, rotti talvolta solo dal frinire dei grilli. La presenza di un’overture e di una conclusione nella raccolta suggerisce la struttura tipica di un’opera musicale.
La lirica di Brina Maurer, nom de plume di Claudia Manuela Turco, è vivida, come sincera è la sua vis espressiva. Pregevoli le coloriture più intimistiche e sofferte, sia negli accenti a tratti “ironici”, sia nella sincerità che trapela e che si trasmette al lettore, chiamando in causa la coscienza di ciascuno nei confronti delle originali tematiche affrontate. I versi fluiscono rapidi quanto precisi nei dettagli, sorretti da una metrica libera che privilegia il verso breve, miscelando con leggerezza armonia e significato delle parole.
Impossibile non cogliere l’affetto dimostrato per i cani, che la Maurer eleva a simboli di un amore che tutto dà e nulla chiede in cambio.
Come nella mente e nel cuore, i ritmi delle parole e dei desideri danzano piacevolmente negli otto componimenti che costituiscono la delicata silloge. Le poesie di Annalisa Lucini parlano delle cose che appartengono a ognuno di noi.
La poesia della Lucini raggiunge gli esiti più alti riuscendo a stimolare l’ascolto della vita nella sua più profonda e autentica genuinità, tratteggiando colori e luci che fanno nascere l’attesa nelle crepe del cuore. Quello che più affascina e consacra i suoi testi vera poesia è il tocco potente e fugace, a tratti malinconico, nei riguardi dell’amore del mondo, che esorcizza gli effetti maligni e inesorabili del tempo umano. Nelle sue liriche passato e presente si accavallano, spesso confondendosi in una dimensione superiore e misteriosa.
Le liriche evidenziano una misura espressiva che ben contiene e manifesta tematiche importanti. La sincerità del sentire non sfocia mai in un dettato scontato e prevedibile. Pare di ascoltare un brano musicale con gli assoli del violino, l’oboe, il flauto traverso, e molti altri strumenti che, creando l’armonia, regalano comunque la loro singola voce. Ritmi brevi da rileggere con piacere.
Andrea Ceradini attinge a Shakespeare, Melville, Cervantes, Rostand, con intrigante fantasia. Racconti in cui niente è come sembra. Personaggi del passato che riemergono come carte mischiate. Un mondo narrato con stile affabulante, solo apparentemente già scritto, visto da una nuova prospettiva.
Per la prosa rigorosa e positivamente influenzata sia dalla formazione scientifica dell’autrice che dai maestri del passato (Orwell, Wells, Kafka, Gògol), che rende attualissima questa raccolta di nove racconti distopici, trascinando il lettore nel vortice degli eventi che travolgono i vari protagonisti.
Un giovane ricercatore che diventa cavia umana per un esperimento di laboratorio; una donna che perde letteralmente i pezzi; un copywriter che si fa invisibile e persino i due surreali cartelli apparentemente in antitesi APERTO-VENDESI posti l’uno accanto all’altro sul muro di un’osteria di campagna… Questi e altri soggetti per descrivere il nostro tempo che, complice l’inaspettata pandemia, appare sempre più distopico e grottesco. La Dalmastri scrive storie che prendono avvio da una situazione realistica su cui poi innesta un’esperienza fantastica, per raccontare l’uomo contemporaneo e il suo disagio di essere nel mondo.
Sapiente e avvincente narrazione dai chiari rifermenti alla fisica teorica e alla cosmologia quantistica, capace di instillare nel lettore il dubbio che la realtà possa essere almeno in parte virtuale, identificando il protagonista Drago come novello Adamo, destinato a cadere in un abisso angoscioso e frustrante al pensiero che Dio possa non esistere.
Federico Dell’Agnese, scrittore, musicista e pittore, ci consegna Drago, nobile decaduto toscano, mentre vaga alla ricerca di se stesso, attraversando tempi, spazi ed esistenze diverse. Un grave incidente lo porterà ad abbandonare l’avvocatura per inseguire il suo sogno di gioventù, la musica, comunque ossessionato dalla continua ricerca dell’identità perduta e sopraffatto dal peso delle emozioni e dai ricordi d’infanzia. L'autore apre il romanzo con una citazione tratta dal Vangelo di Matteo: Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà e pone molte domande. Che cosa ci qualifica inequivocabilmente distinguendoci da una massa sterminata di altri io? Interrogativi questi che il protagonista pone a se stesso e inevitabilmente a chi legge.
La narrazione, che vagamente ricorda le ambientazioni di Fitzgerald e Kerouac, seduce per il suo sguardo fresco e contemporaneo, allontanandosi dagli stereotipi italiani nei confronti degli States, mostrando i vari volti di New York e invitando il lettore a immergersi pienamente nello spirito della città. Accattivante viaggio di parole & musica, grazie ai brani suggeriti dall’autore, vere e proprie pietre miliari da riscoprire che accompagnano il protagonista, invogliando a farne sottofondo durante la lettura.
Il 44enne critico musicale bolognese, Giuliano Bandini, racconta il suo viaggio iniziatico newyorchese alla ricerca di Billy Goldman “il musicista muto quasi nero che suona la tromba come un bianco”, volendo scriverne la biografia, trasmettendo al lettore emozioni e insicurezze che s’intrecciano con i ricordi della sua vita passata, musicali e personali e dell’ingombrante presenza di Sara, compagna di vita con cui ormai da tre anni non ha più alcun rapporto.
L’incipit è stato definito come la porta socchiusa da cui filtra una lama di luce. È una promessa, un principio di seduzione. Quello con cui Andrea Moneti costruisce il suo patto con il lettore è concitato e cattura l’attenzione, introducendolo dentro al suo corposo romanzo di impostazione storica assai ben documentato, come dimostra l’ampia bibliografia citata.
Per il messaggio positivo di coraggio femminile inserito in una trama ricca di colpi di scena che il romanzo deposita nell’animo del lettore. Un plauso alla scrittura realistica con cui l’autrice sa portare alla luce situazioni di sfruttamento e estrema miseria, accuratezza dovuta anche alla collaborazione dell’associazione umanitaria Support and Sustain Children, che opera al confine turco siriano, di cui si è avvalsa.
L’autrice, laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo, lavora nell’ambito nella post-produzione televisiva e cinematografica. Nell’incipit presenta Chiara, donna dalla vita apparentemente perfetta, che per un malore sviene in un autogrill. Quando riprende i sensi, scopre nel parcheggio che la sua famiglia è sparita. Il lettore intuisce subito che si tratta di una narrazione complessa, abilmente costruita attraverso il racconto delle vicende di due donne, geograficamente e culturalmente lontane tra loro. Milano, Roma e poi le periferie della Turchia, con i campi profughi siriani, sono le location in cui le protagoniste intrecciano le loro vite, che sembrano percorrere binari paralleli fino al momento in cui uno “scarto” le congiunge.
Per la capacità dell’autrice di rendere credibile la distopia, affidando ai ‘flussi di coscienza’ e ai dialoghi tra i personaggi il compito di traghettare le sue convinzioni, che affondano le loro radici in dotte conoscenze non solo letterarie, ma anche psicologico-mediche, antropologiche ed etologiche.
La trappola delle emozioni è un romanzo distopico, colto e ricco di spunti di riflessione, che in 400 pagine indaga il tema centrale Sentire & Pensare. Il «Sistema-che-è-Tutti-i-Sistemi» (entità controllante che dirige tutto e tutti) e un atroce conflitto atomico planetario gettano il lettore in una sorta di impotenza: dalla paura e dall’apatia scaturirà però una metamorfosi attraverso la ribellione, ricerca di un nuovo senso dopo la Grande Luce. Il fulcro del cambiamento non è tanto la tecnologia, un prodotto dell'Uomo, quanto piuttosto il pensiero dell’Uomo, la Weltanschauung dell’Uomo, il comportamento dell’Uomo. L'autrice affronta con la preparazione di filosofo il delicato rapporto mente & corpo, lo scomodo argomento del libero arbitrio, le urticanti diseguaglianze di una società che anticipa di una trentina d’anni la nostra.
Per la struttura fluida con cui sono proposti i racconti, caratterizzati da un linguaggio ricco e diversificato che reca con sé messaggi profondi, lasciando spazio al divertimento e ai colpi di scena. Apprezzabile il tentativo di sorprendere il lettore con trame dal finale inatteso. Una raccolta che testimonia le notevoli potenzialità del giovane autore.
Dieci racconti i cui i protagonisti delineati da Emanuele Rizzi, genovese di nascita e piemontese di adozione, compiono viaggi bizzarri, avventure stravaganti e sogni a occhi aperti. A detta loro non esiste un mondo senza fantasia, che, semplificando, è la capacità di passare da una cosa a un’altra per mezzo di somiglianze, opposizioni, appartenenze, condivisioni. Nei suoi racconti alla fantasia si affianca anche l’invenzione – nel senso latino di inventio = trovare la materia – che si nutre di immaginazione. Immaginare significa: produrre una visione.
Un tautogramma è un testo in cui tutte le parole iniziano con la stessa lettera. Ivana Saccenti si avvale di questa complessa tecnica di scrittura vincolata mettendo in scena un tautogramma narrativo, in cui non tutti i mali vengono per nuocere. Un plauso all’originalità con cui maneggia la delicata tematica dell’interculturalità, di assoluta attualità.
Combiniamo cena calabro-cinese. Chiara cucinerà calabrese, Cheng cucinerà cinese.
Comunque,cucineremo col cuore!
Queste due battute, estratte dal testo premiato, richiamano alla mente Chop Suey, storpiatura del nome di una pietanza dalla ricetta inesistente, dato che si cucina con ciò che si ha a disposizione, ideata per un pranzo di gala nel 1896 da Li Hung Chang, cuoco dell’ambasciatore cinese negli States. Si potrebbe tradurre ‘un po’ di questo e di quell’altro’, esattamente come si alternano nei dialoghi il calabrese e il cinese per il quale l'autrice adotta il divertissement dello stereotipo di sostituire la erre con la elle. ‘Un po’ di questo e di quell’altro’ proprio come è la vita, che per il dieci per cento è fatta di cosa accade e per il restante novanta di come si reagisce.
Per la sagace dote di saper narrare una storia che, attraverso le straordinarie esperienze internazionali degli Autori, compone un interessante saggio sulla transizione ecologica e socioeconomica, verso un mondo in cui i confini diventino finalmente membrane osmotiche dove tutto attraversa e nulla è trattenuto. Nell’intero testo si percepisce l’auspicio di decostruzione dell’odio, promuovendo lo sviluppo di politiche formative per la Pace, eticamente ispirate alla fraternità globale e al rispetto dei diritti umani.
Nelle 526 pagine che compongono il saggio oggi premiato, Calvani e i suoi co-autori sottolineano l’urgenza di aprire le menti delle giovani generazioni al multiculturalismo, condizione imprescindibile per il raggiungimento della Pace tra i popoli. In un mondo interconnesso, in cui le distanze si sono notevolmente ridotte facilitando gli spostamenti, si aprono nuovi scenari.
“Non è detto che la Patria sentita nel cuore sia quella sancita sui documenti”.
“Se l’osmosi è ferita anche la simbiosi si ferma”.
Sandro Calvani, senior adviser di Mae Fah Luang Foundation di Bangkok, direttore di vari organismi delle Nazioni Unite e della Caritas Internazionale, nel 1980 è stato scelto come primo dirigente laico di Caritas Italiana e primo responsabile del settore internazionale per gli aiuti umanitari. È uno dei docenti del Master di relazioni internazionali presso la Webster University di Bangkog. Specializzato in gestione delle emergenze sanitarie delle grandi popolazioni e in risoluzione dei conflitti, ha vissuto e lavorato in 135 Paesi; è autore di numerose monografie e articoli. Si occupa con passione di politica internazionale e cambiamento sociale.
congratulazioni ai premiati
grazie alla giuria e a tutti coloro che hanno partecipato
elaborazioni grafiche di Dante, tratte dalle illustrazioni originali di Verde Maria Bandini (acrilico e foglia d'oro su tela)