“Noi non comprendiamo niente di niente. V’è tanta grandezza di mistero nello sviluppo di un chicco di grano come nel moto delle stelle. Ma sappiamo bene che siamo i soli esseri capaci di amare, ed è per questo che il più piccolo degli uomini è più grande di tutti i mondi riuniti insieme.” -Guy de Larigaudie (Stella in alto mare)
“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma, se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’anima mi si riempie d’un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio.” -Da: L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono
Questo Progetto Educativo nasce in un momento delicato della storia del nostro gruppo e della storia dell’AGESCI e del mondo dell’associazionismo cattolico in generale. La pandemia ha fortemente limitato il nostro agire educativo, ma ci ha restituito allo stesso tempo quell’attenzione e lucidità che ci hanno permesso di riflettere seriamente sul “perché” facciamo servizio, ancor prima che sul “come” farlo. I ragazzi ci hanno permesso di continuare a vivere la proposta scout in nome di quella Promessa che ciascuno di noi ha dentro il suo cuore e che ci spinge ogni giorno a cercare di essere “buoni cittadini e buoni cristiani”. Con questo Progetto Educativo vogliamo ripartire da dove tutto è iniziato, da un territorio che ci chiede di continuare a “lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”. Dobbiamo tutto ai nostri ragazzi, al loro entusiasmo, alla loro voglia di crescere, al loro desiderio di essere promotori del cambiamento. Abbiamo un metodo, sempre attuale e che li appassiona, nonostante la vita di tutti sia profondamente cambiata e i modelli con cui ogni giorno conviviamo ci inducono spesso – anche inconsciamente – a mettere al centro la nostra individualità, il nostro egoismo, il tentativo di poter risolvere tutto anche con la violenza a discapito del dialogo, della comunità, dell’accettazione dell’altro e del diverso. Con questo Progetto Educativo vogliamo fare la nostra parte e vogliamo farlo con lo stile scout per promuovere quel modello di uomo e donna che è “l’uomo e la donna della Partenza”, uomini e donne capaci di cambiare la storia e contribuire con la propria vita al bene nel mondo.
Il Gruppo Scout Fasano 1 nasce nel 1994 e da allora ha riempito il suo zaino di esperienze, gioia, incontri, difficoltà, tristezza, delusioni ma soprattutto obiettivi raggiunti; lo spirito che oggi anima i capi e gli adulti in servizio, che attualmente compongono la Comunità Capi, è lo stesso di allora pur consapevoli che lo zaino oggi è carico di questi 28 anni di vita associativa.
Questo Progetto Educativo ci accompagnerà al traguardo dei 30 anni di scoutismo a Fasano: anche per questo vogliamo lasciare un segno per coloro che continueranno questa esperienza anche dopo di noi.
Chi siamo oggi? Nell’anno associativo 2021/2022 il gruppo è composto da circa 90 censiti di cui 16 sono capi e adulti in servizio. Negli ultimi anni il numero di iscritti si è mantenuto abbastanza stabile ma sempre in crescita ed il periodo di limitazione delle attività a causa del covid non ha (per il momento) provocato effetti negativi in termini di adesione alla nostra proposta. I nostri ragazzi hanno dagli 8 ai 21 anni: la branca Lupetti comprende bambini/e dagli 8 ai 12 anni, la branca Esploratori/Guide comprende ragazzi/e dai 12 ai 16 anni e la branca Rover/Scolte comprende ragazzi/e dai 16 ai 21 anni.
Questo Progetto Educativo si compone delle consuete fasi e analisi previste dal metodo AGESCI, che ci hanno visti impegnati nell’ultimo anno in un lavoro di Comunità Capi che riteniamo sia stato estremamente utile, visto l’attuale scenario educativo e sociale a livello locale e globale.
Le fasi del Progetto Educativo che di seguito presentiamo sono:
- L’analisi esterna, ovvero la lettura del territorio in cui facciamo servizio e in cui vivono i nostri ragazzi;
- L’analisi interna, ovvero la condivisione di quanto emerge dalla lettura dei nostri ragazzi;
- L’analisi delle risorse, ovvero la presentazione del gruppo di adulti (la Comunità Capi) che oggi svolgono servizio e delle relazioni che instauriamo con famiglie, parrocchia, istituzioni, associazioni;
- Il riferimento alle Strategie Nazionali di Intervento (SNI) che sono l’elemento valoriale in questo momento storico, declinato a livello nazionale sulla base di una lettura generale che viene fatta a tutti i livelli associativi;
- L’individuazione dei bisogni dei ragazzi, le aree di impegno prioritario e gli obiettivi generali che sono il fulcro del progetto e che caratterizzeranno la nostra proposta educativa nei prossimi anni;
- I tempi del progetto e gli indicatori di verifica.
Affidiamo questo documento alle famiglie dei nostri ragazzi, alla parrocchia, alle istituzioni e a tutti coloro che credono nel metodo scout, che vogliono conoscere il “perché” di quello che facciamo e faremo nei prossimi anni.
Ogni riflessione, ogni consiglio, ogni suggerimento da parte di chi ha a cuore lo scoutismo è per noi utile nel nostro quotidiano impegno di farci “servi inutili”, seguendo l’insegnamento di Gesù contenuto nel Vangelo di Luca.
ANALISI ESTERNA
“Educare è un atto di speranza. È la scelta di esserci, con fiducia e passione, è uno sguardo di bellezza sul futuro! Educare è costruire il domani, iniziando oggi!”
Per poter effettuare un’analisi che restituisse un’immagine quanto più completa possibile delle dinamiche e delle necessità in ambito educativo e giovanile, la nostra Comunità Capi ha deciso di organizzare un incontro/tavola rotonda e di invitare alcuni “compagni di strada” particolarmente coinvolti e sensibili a queste tematiche.
L’incontro, intitolato “Educhiamo al futuro! Educare è possibile”, si è svolto lo scorso 2 dicembre presso il Laboratorio Urbano di Fasano e vi hanno partecipato, insieme alla Comunità Capi, Francesco Zaccaria (Sindaco del Comune di Fasano), Cinzia Caroli (assessore alle Politiche Sociali del Comune di Fasano), Angela Calamo (pedagogista), Massimo Vinale (preside dell’Istituto Canonico Latorre), Roberto Posado (Presidente Comitato C.R.I. di Fasano), Giovanni Cisternino (docente scolastico ed in passato assessore e vice-Sindaco del primo mandato del Sindaco Zaccaria), Mariateresa Maggi (responsabile del coordinamento Associazioni in Rete).
Un incontro per noi fondamentale, particolarmente coinvolgente, che ha portato alla luce quelle sfide che emergono dalla lettura delle realtà giovanili del territorio e alcuni elementi interessanti su cui riflettere, che riportiamo qui di seguito e che sono il frutto della rielaborazione degli interventi dei relatori fatta dalla Comunità Capi.
Esperienza educativa: valori e competenze al servizio dei giovani
Il punto di partenza è sicuramente rappresentato dai giovani: dobbiamo partire da quello che sono oggi, da quello che hanno, da una mentalità che è molto cambiata nel corso degli ultimi anni (rispetto a come possiamo immaginarla) e da come vivono. Rispetto a questo cambio di mentalità emerge la necessità di stabilire un punto di mediazione con loro. Quello che vivono oggi i giovani è un tempo dove parte della quotidianità si è “trasferita” sui social e che rappresenta, spesso, una via di fuga da relazioni autentiche. Attenzioni ed esperienze da mettere in campo devono essere anche orientate a:
- Educare ad una sana alimentazione;
- Utilizzare lo strumento laboratoriale per raggiungere l’obiettivo;
- Sfruttare e accrescere abilità cognitive sempre nuove e in parte tenute sopite, ma fondamentali.
Tuttavia, la principale competenza da mettere al servizio dei giovani che emerge e di cui si sente sempre più il bisogno è quella dell’amore, un sentimento che sia unico ed incondizionato da parte dell’educatore.
Un esempio di vita missionaria per noi educatori e di servizio per il prossimo è stata certamente quella di Guglielmo Minervini, politico italiano, consigliere e poi assessore regionale alle Politiche Giovanili a partire dal 2005, prematuramente scomparso nel 2016. Cresciuto con gli insegnamenti di don Tonino Bello, “è stato l'uomo delle passioni eleganti, formato all'idea che la buona politica è innanzitutto pedagogia, apprendimento e insegnamento, curiosità e discernimento, conoscenza e condivisione: e negli ultimi anni, quando la malattia e il dolore hanno visitato la sua vita senza più abbandonarla, discutevamo molto della rapida agonia di quella politica che è servizio, sacrificio, talvolta martirio” [tratto da “Il mio omaggio a Guglielmo Minervini” di Nichi Vendola].
Un’opportunità da non trascurare, infine, è quella offerta dal Terzo Settore e la necessità di operare secondo il principio della “sussidiarietà orizzontale¹”. Emergono sempre più diritti esigibili dei minori, che non sempre vengono garantiti e rispetto ai quali vi è la necessità di fare rete.
¹La sussidiarietà orizzontale si svolge nell’ambito del rapporto tra autorità e libertà e si basa sul presupposto secondo cui alla cura dei bisogni collettivi e alle attività di interesse generale provvedono direttamente i privati cittadini (sia come singoli, sia come associati) e i pubblici poteri intervengono in funzione ‘sussidiaria’, di programmazione, di coordinamento ed eventualmente di gestione [www.treccani.it]
Le nuove periferie in ambito educativo
Guardando un po’ indietro nel tempo, il nostro Gruppo è nato in una zona della Città (allora) periferica, dove si era letto in maniera forte un bisogno educativo per quei ragazzi che ci vivevano, un territorio caratterizzato da devianza giovanile, microcriminalità, lavoro nero. Un bisogno che trovava nella Parrocchia Santa Maria della Salette il centro di aggregazione culturale, sociale e religioso. A quasi trent’anni di distanza, la situazione è molto cambiata e per la scrittura di questo nuovo Progetto Educativo ci siamo domandati: “Quali sono, oggi, le nuove periferie?”. Innanzitutto, anche oggi esistono le periferie, ci sono contesti e persone che bisogna incontrare ed ascoltare. E ci siamo accorti che chi ha più bisogno non sono coloro che non riescono ad accedere all’informazione e alla formazione, ma coloro che non riescono ad “accedere” ad una motivazione o direttamente agli educatori; la periferia di oggi è caratterizzata da una povertà culturale ed educativa, che impoverisce le relazioni e disincentiva lo stare insieme, portando anche ad episodi di bullismo tra i giovani e isolamento. E questa solitudine nelle relazioni, questa mancanza dello stare insieme, porta ad un’incapacità di sognare e di desiderare, porta a vivere il momento senza avere obiettivi chiari, concreti e raggiungibili, porta a bastare a sé stessi senza avere un’aspirazione, un sogno. Occorre ripensare, seguendo le intuizioni del modello Montessori, una pedagogia della vastità, dell’andare oltre, dell’allargare gli orizzonti. Occorre, inoltre, fare prevenzione rispetto alla cultura e alla tutela della salute, dell’alimentazione, dell’igiene.
Bisogni educativi, necessità e sfide legate al contesto educativo giovanile
La nostra responsabilità, quella dell’indirizzo educativo, deve partire dal fare e sentirsi una comunità, dal fare rete e dall’entrare nel mondo dei ragazzi per riacquisire un senso di vicinanza e di interazione, per convincere i ragazzi a rispondere di sì anche all’esperienza più inaspettata, perché “le persone non si fabbricano con un intervento, ma si suscitano con un appello”. Ogni relazione educativa è, tuttavia, una relazione asimmetrica e per questo complessa, da costruire.
Riteniamo che fare sistema con l’amministrazione comunale, con le scuole, con le associazioni e con le parrocchie sia un passo importante per poter condividere la nostra intenzionalità educativa, presidiare i ragazzi nel contesto in cui vivono oggi e insegnare loro a muoversi nella complessità. Occorre essere tutti insieme adulti senzienti che presidiano il territorio, essere sestanti e non solo bussole. Essere adulti responsabili per trasferire loro buoni esempi, buone prassi e le nostre competenze sulla progettualità.
Quella educativa è una sfida che non possiamo e vogliamo affrontare da soli. Le persone che abbiamo incontrato, ascoltato e con cui ci siamo confrontati sono compagni di strada che ci hanno raccontato un pezzo importante della loro esperienza educativa, politica, formativa e sociale. Un pezzo significativo della loro vita. Abbiamo fatto tesoro di questa testimonianza e li ringraziamo perché ci hanno aiutato a sognare un “futuro possibile, sostenibile, giusto, da costruire assieme”.
Noi scout insieme alla nostra città verso i biSogni dei ragazzi.
ANALISI INTERNA
“Abbiamo una meravigliosa occasione e una grande responsabilità. Dobbiamo orientare la nostra formazione secondo la giusta prospettiva in modo da non accontentarci solo di avere reparti in gamba o successi momentanei, ma da esser sicuri che i valori della proposta scout siano stati assorbiti dai ragazzi e dalle ragazze, e che questi ultimi portino un autentico spirito cristiano nella loro vita e attività di ogni giorno; che essi sconfiggano l’egoismo con il servizio.” [Baden Powell, Da Scouting and Youth Movements, 1929]
La Comunità Capi, per dare maggiore concretezza al punto sull’analisi interna, si è posta delle domande condivise su come vivono i ragazzi l’esperienza scout all’interno delle unità. Queste domande hanno permesso di avere un confronto globale sulla situazione dei nostri ragazzi, evidenziando punti di contatto e diversità che si vengono a creare con la crescita dei ragazzi stessi, così da poter condurre in maniera mirata le nostre sfide educative.
Vita Scout e Vita Comunitaria
Per prima cosa ci siamo domandati quanto i ragazzi e i bambini si sentono responsabili della vita scout: la Branca L/C ha sottolineato che questa particolare attenzione è maggiormente riservata ai genitori che guidano principalmente le scelte dei loro figli; la Branca E/G ha notato delle difficoltà nel vivere l’associazione con responsabilità, dovute anche alla poca condivisione delle esperienze a causa Covid; nella Branca R/S, i ragazzi e le ragazze si sentono parte attiva dell’associazione ma vivono con difficoltà la responsabilità delle proprie scelte.
Ci siamo chiesti se affidare loro un incarico rende più responsabili e tutte le branche hanno notato che, in questo particolare periodo storico, questa cosa non si realizza. Inoltre, le branche più grandi notano una progettazione solo teorica – con scarsa voglia – ed in alcuni casi poche competenze tecniche, che potrebbero aiutare loro a portare a termine un progetto. Occorre quindi ripartire dalla competenza e dalla responsabilità: la branca E/G è certamente il luogo principe dove focalizzare l’attenzione educativa rispetto a questo, con un’attenzione particolare alla progressione personale del ragazzo vissuta nella branca lupetti e guardando in prospettiva al percorso della branca R/S. Tutto questo ci spinge a riformulare la tempistica di permanenza in reparto, orientandoci verso l’ingresso in Reparto a partire dagli 11 anni (Branco da quadriennale a triennale).
Per lo scautismo, a tutti i livelli è fondamentale che alla base ci sia una comunità unica, che viva e cammini insieme in maniera autentica. Nelle branche L/C ed E/G abbiamo notato che nel lungo periodo si viene a creare una comunità, ma è molto superficiale in quanto non si approfondisce la conoscenza dell’altro. Nella Branca R/S c’è un vero e proprio slegamento dalla comunità, sia per causa numerica tra gli stessi membri della branca, che di presenza attiva e quindi di legame con il resto delle branche del gruppo, che non hanno la possibilità di rivedersi nei loro fratelli maggiori.
Vita all'aperto
Capire quanto la vita all’aria aperta è importante, quanto li rende entusiasti e quanto la tutelano è sicuramente uno degli ambiti più importanti della vita Scout, che la rende una realtà diversa dalle altre. Vediamo che fondamentalmente ai ragazzi piace vivere la natura ma che non la rispettano nel loro piccolo. Fanno sempre più difficoltà a rinunciare a quelle piccole comodità quotidiane, sia durante la riunione settimanale come nell’uscite ed i campi estivi. Su tutte, la necessita dei cellulari e di essere connessi, per loro una presenza ossessiva in ogni momento.
Vita di fede
Abbiamo notato che il ruolo della Chiesa ed il piacere di conoscere Dio, non solo durante la messa, è differente in base all’età dei ragazzi, pur avendo un punto in comune.
Le differenze, principalmente, sono: per la Branca L/C la mancanza di attenzione durante la messa – anche per il poco coinvolgimento da parte di chi anima la celebrazione – mentre hanno piacere di incontrare Dio nelle nostre catechesi; per la Branca E/G il ruolo di Dio è marginale, in quanto trovano riscontro dei propri bisogni nelle cose materiali – questo li porta verso una mancata ricerca di spiritualità o, quando ci provano, lo fanno con modalità nuove, più intime e meno comunitarie; per la Branca R/S esiste una vera e propria spaccatura tra chi prende le distanze, affermandosi ateo, e chi, invece, sente il bisogno di fare esperienza di Dio nel percorso Scout.
Quello che notiamo in comune per tutte le branche, è un allontanamento dalla fede dovuto a noia e disinteresse. In particolar modo, la Branca R/S ha osservato che questo avviene successivamente alla Cresima – quindi cominciando già dalla Branca E/G – e che tale disinteresse matura successivamente in Branca R/S fino alla decisione (in alcuni casi) di allontanarsi dall’associazione e dal gruppo.
Vita attiva e di relazioni
Un altro aspetto importante è quanto i ragazzi si sentono protagonisti dei cambiamenti nel mondo, quanto si sentono (anche) responsabili di quello che accade intorno a loro.
Ovviamente notiamo diversi livelli di pensiero in base all'età che hanno; nella Branca L/C notiamo che non riescono a capire quanto loro possano essere protagonisti dei cambiamenti del mondo ma allo stesso tempo, grazie alle diverse realtà educative, grazie allo scoutismo e all'informazione telematica, alla scuola, sanno quanto sia importante nel loro piccolo fare qualcosa (come, ad esempio, la raccolta differenziata). Mentre notiamo una differenza tra le branche E/G e R/S: mentre gli R/S si interessano agli avvenimenti che accadono nel mondo e riescono a maturare idee politiche e nobili, senza però riuscire spesso a concretizzare il pensiero nelle piccole azioni quotidiane, nella branca E/G notiamo che non riescono a maturare un loro pensiero, anzi, ripetono idee e pensieri che la società e le famiglie indottrinano. Quindi manca un'educazione allo sviluppo di un'idea personale e soprattutto la concretizzazione di quello che si pensa in azioni quotidiane.
Nello scautismo è molto importante l'aspetto delle relazioni tra pari, tra ragazzi dello stesso sesso e no.
Le branche E/G ed L/C non riscontrano alcun problema: vivono piccole situazioni di conflitto legate a dinamiche adolescenziali, del tutto normali. Anche nella branca R/S non riscontriamo particolari problematiche nel rapporto con l'altro sesso, però abbiamo notato che il sesso predominante, da alcuni anni, è quello femminile. Per quanto riguarda il sesso maschile, invece, diminuisce sempre di più la capacità di elevare il proprio pensiero e le loro azioni verso qualcosa che contribuisca alla loro crescita e alla formazione del carattere.
Alla fine di questa analisi possiamo vedere che, dallo stile del “primo campo” di B.P. ad oggi, molte cose sono cambiate e noi Capi cerchiamo (con non poca fatica) di renderlo sempre attuale e vivo. In molte cose possiamo certamente migliorare, ma questo dà slancio a tutti i Capi per un impegno maggiore ed una determinazione nel far vivere lo scautismo in maniera sana e autentica.
ANALISI DELLE RISORSE INTERNE
La nostra Comunità Capi è oggi composta da adulti di età ed esperienze molto diverse. Negli ultimi anni la nostra Co.Ca. è cresciuta numericamente grazie all’ingresso di giovani Capi che al termine del percorso Scout hanno scelto di continuare a servire il prossimo attraverso il nostro metodo.
All’interno della Comunità Capi l’età dei suoi componenti passa dai 21 anni fino agli over 60: questo permette di arricchirci quotidianamente e vicendevolmente delle diverse esperienze di vita e capacità di leggere e rispondere al bisogno educativo dei ragazzi. La Comunità Capi, oltre che crescere nel numero, è anche cresciuta nella formazione: la partecipazione ai campi di formazione e alle occasioni di formazione permanente ci permettono di essere sempre fedeli al metodo e di farlo anche in maniera innovativa, seguendo le indicazioni metodologiche che l’Associazione continuamente propone e offre a noi Capi.
Tuttavia, questa situazione di crescita deve essere sempre alimentata, visto il mutare repentino dei progetti di vita di ciascuno. In particolare, non va trascurata la difficoltà a far crescere la Comunità Capi in termini di uomini, vista anche la maggiore difficoltà da parte dei nostri ragazzi maschi di arrivare alla fine del percorso e di compiere scelte di Partenza di tipo associativo.
I capi
I capi impegnati nel servizio con i ragazzi con nomina – ovvero che hanno completato l’iter di formazione base – sono attualmente 8 e sono distribuiti in tutte e tre le branche. Oltre a svolgere servizio con i ragazzi, due capi svolgono anche servizio all’interno delle strutture associative: uno come Responsabile di Zona ed entrambi come formatori all’interno del Campo di Formazione Tirocinanti di Zona.
Assistente Ecclesiastico
Il nostro Assistente Ecclesiastico, pur non potendo garantire una presenza costante all’interno delle attività, è costantemente aggiornato sulla vita del gruppo, vista anche la presenza della nostra sede all’interno della parrocchia Santa Maria della Salette di cui è parroco da molti anni. Per questo la parrocchia è il nostro primo punto di riferimento, che ci fa sentire accolti e che permette ai ragazzi, grazie a tutti gli spazi che generosamente e gratuitamente ci vengono messi a disposizione, di vivere la sede e la parrocchia come la loro seconda casa.
Siamo inseriti a livello parrocchiale all’interno del Consiglio Pastorale e del Consiglio per gli Affari Economici. Siamo costantemente in contatto con le altre realtà parrocchiali attualmente presenti, in particolare con l’ANSPI e con il gruppo di “Fede e Luce”. Partecipiamo assiduamente alla Celebrazione Eucaristica domenicale e i nostri ragazzi sono pienamente inseriti nel percorso di preparazione ai sacramenti offerto dalla nostra parrocchia, con la nostra collaborazione. A partire dall’anno associativo 2021/2022 stiamo sperimentando per i bambini di terza elementare un cammino di Iniziazione Cristiana interamente scout. Pensiamo di proseguire con questo percorso, sempre in accordo e con il sostegno del nostro A.E.
Le famiglie
Le famiglie dei ragazzi sono per noi, insieme a loro, la cosa più importante. Non è semplice instaurare relazioni proficue con le famiglie ma sappiamo che di loro non possiamo fare a meno. Sono i genitori che ci affidano i ragazzi, sono loro che hanno la prima responsabilità educativa nei loro confronti. Sono loro i primi che spesso ci chiedono aiuto e ci fanno capire di cosa hanno bisogni i ragazzi. Il tempo è il nemico più grande della nostra relazione con le famiglie; dobbiamo essere bravi a cercare e saper sfruttare occasioni che ci permettano di parlare, confrontarci, confidarci. La relazione tra le famiglie e la Comunità Capi non può limitarsi solo a motivi di carattere logistico e burocratico: abbiamo bisogno di conoscere i genitori dei nostri ragazzi, di entrare per quello che è possibile nel vissuto quotidiano famigliare, sempre nel rispetto delle scelte di vita e di gestione famigliare. Chiediamo alle famiglie di avere fiducia in noi, di pretendere che i ragazzi raccontino l’esperienza scout e che anche loro possano sentirci coinvolti e partecipi di uno stile di vita che ci rende persone migliori a tutte le età.
Il territorio
A livello territoriale siamo inseriti all’interno di “Associazioni in Rete”, ovvero il coordinamento cittadino delle associazioni presenti sul territorio. Questa collaborazione ci ha permesso negli ultimi anni di sentirci maggiormente gruppo cittadino e di vivere il territorio con maggiore consapevolezza e attenzione, grazie alle occasioni di confronto e collaborazione offerte. Inoltre, siamo partner all’interno del coordinamento per la gestione dell’Orto Botanico sito in Selva di Fasano: questo luogo, pienamente inserito all’interno del nostro contesto naturale, ci permette di poter vivere occasioni di vita all’aria aperta in autonomia e di poter godere di uno spazio accogliente e immediatamente funzionale per attività natura e di scouting.
Le istituzioni politiche, nelle persone del Sindaco e degli amministratori che si occupano di associazionismo, politiche sociali e giovanili, sono per noi oggi un punto di riferimento di cui non possiamo fare a meno e che ci testimoniano quotidianamente un’affezione e una attenzione seria per il nostro movimento e il nostro impegno progettuale.
RIFERIMENTO ALLE SNI
(tratto dal documento: “Cambiamo il mondo con l’educazione - Strategie nazionali di intervento 2021-2025”)
Le Strategie nazionali di intervento sono il documento con cui AGESCI pone l’attenzione su ambiti, valori o idee che l’Associazione considera importanti, per dare risposta alle esigenze educative che emergono dall’osservazione del contesto sociale in cui ci troviamo ad operare.
Ogni strategia mette a fuoco, con un linguaggio semplice e chiaro, la nostra azione educativa come strumento di cambiamento e si concentra sull’azione e sul fare. La struttura delle Strategie riflette la duplice natura dello strumento: da un lato, si tratta di ampie sfide che ogni livello potrà, con libertà e fantasia, tradurre in programmi e attività; dall’altro lato, tali sfide devono avere la concretezza necessaria a poter ispirare davvero l’azione educativa dei Capi.
I titoli di ogni Strategia indicano un agire e la loro lettura da sola è utile a indicare la direzione strategica dell’azione futura dell’Associazione:
- Immergersi nel Creato
- Crescere cittadini attivi
- Curare relazioni autentiche
Per un approfondimento del contenuto delle singole SNI si rimanda al seguente link.
Nel pensare agli obiettivi e alle azioni di questo Progetto abbiamo fatto riferimento anche a questo cammino intrapreso dalla nostra Associazione a livello nazionale.
INDIVIDUAZIONE DEI BISOGNI DEI RAGAZZI
- Sentirsi amati e riconosciuti: i ragazzi hanno bisogno di tornare ad essere i protagonisti del loro percorso di crescita e di farlo in un contesto che offra loro occasioni continue di crescita e nel quale ricevano amore e fiducia.
- Relazioni autentiche: le relazioni non sono immediate, vanno costruite e sono l’aspetto fondamentale della dimensione comunitaria. I ragazzi cercano continuamente, spesso in maniera disordinata, di relazionarsi con l’altro anche se faticano ad accettare ed accogliere il diverso.
- Essere convocati, far sentire la propria voce, scoprire il loro valore originale.
- Tenere vivo il fuoco dello scoutismo per uscirne migliori: i ragazzi hanno bisogno di essere aiutati a tenere acceso il fuoco dell’impegno e dell’entusiasmo. L’economia del benessere ci porta (e li porta), invece, a desiderare spesso gioie e piaceri che si accendono e spengono molto rapidamente. La vita scout invece ci insegna da un lato a conquistare e desiderare anche la gioia più piccola, ma dall’altro a guardare sempre oltre l’orizzonte, a camminare a testa alta, a non lasciarsi prevaricare da schemi e consuetudini che la società ci impone.
- Vivere il limite e muoversi nella complessità: i ragazzi vivono già in tenera età la complessità di una società che spesso li pone di fronte, in maniera affrettata, a delusioni e sofferenze a cui non sono pronti. Educhiamo i ragazzi a gestire con gradualità le piccole difficoltà della vita affinché possano affrontare la vita adulta con sicurezza e consapevolezza.
AREE DI IMPEGNO PRIORITARIO
- L’essere scout: l’esperienza scout come vocazione, vocazione come essenza della relazione con Dio, vocazione come scelta di libertà del singolo.
- La comunità educante: una comunità che poggia sul modello dell’incontro. Siamo chiamati ad incontrare, muovere passi, esserci, partire. Siamo chiamati a fermarci, se non per ripartire insieme. Una comunità che diventa comunità cristiana nell’incontro con il Risorto.
- La vita all’aperto: luogo per scoprire la natura e per scoprire sé stessi. Fare rete e sistema: vogliamo trapassare la nostra progettualità (educativa e come stile) a chi ci sta accanto ma anche a chi è lontano da noi. Vogliamo Trapassare un modello di esperienza di vita che educa alla vita.
OBIETTIVI GENERALI
- Costruire relazioni autentiche con i ragazzi e tra i ragazzi aiutandoli a scoprire la bellezza e la ricchezza della comunità, intesa non solo come quella tra pari (comunità educante)
- Mettere i ragazzi nelle condizioni di tirare fuori quel meglio che liberamente vogliono far emergere, rispettando il loro essere e le loro inclinazioni. Partendo dall’”ask the boy” dobbiamo dare voce e spazio ai ragazzi ponendoci in atteggiamento di ascolto e mettendoli nelle condizioni di crescere attraverso l’assunzione di responsabilità coerenti con il loro percorso di progressione personale (essere scout)
- Aiutare i ragazzi ad essere concretamente protagonisti della propria vita e del cambiamento nel mondo. Attraverso le piccole azioni quotidiane e le innumerevoli occasioni che la vita scout ci offre vogliamo educare i ragazzi al rispetto di sé stessi, dell’ambiente e dell’altro e a fare in modo che si facciano promotori di uno stile di vita sobrio, responsabile e sostenibile (essere scout – vita all’aperto)
- Puntare sulla competenza e sulla responsabilità dei ragazzi/e (essere scout): passaggio dal Reparto quadriennale a quello quinquennale con ingresso dei ragazzi/e in Branca E/G a 11 anni a partire dall’anno associativo 2023/2024. Tale percorso dovrà essere sostenuto e accompagnato dalla branca Lupetti anche mediante lo strumento del C.d.A. (Consiglio degli Anziani). L’obiettivo è quello di arrivare in Noviziato con un approccio alla competenza e alla responsabilità adeguato ad intraprendere un cammino di strada solido e maturo.
- Educare i ragazzi a cogliere nell’esperienza scout e attraverso lo scouting tutti quegli elementi che sono il frutto di un disegno più grande di noi e che ci permettono oggi di sentirci liberi nel rispondere ad una chiamata di amore e di servizio verso il prossimo (essere scout – comunità educante)
- Vivere la periferia come spazio fisico e come spazio educativo; vogliamo entrare con umiltà ed in punta di piedi nelle periferie esistenziali che caratterizzano il nostro territorio (comunità educante – vita all’aperto)
- Fare rete e sistema con le altre realtà educative: vogliamo trapassare la nostra progettualità a chi ci sta accanto ma anche a chi è lontano da noi (vita all’aperto)
TEMPI DEL PROGETTO EDUCATIVO E INDICATORI DI VERIFICA
Questo progetto avrà la durata di tre anni associativi a partire dall’anno associativo 2022/2023. Pensiamo che tre anni sia un tempo congruo rispetto agli obiettivi definiti e rispetto ad un contesto sociale ed educativo in continuo cambiamento. La durata del Progetto fino al 2025 ci permette inoltre di metterci al passo dell’Associazione, seguendo la durata delle SNI. La definizione invece degli obiettivi specifici e delle azioni programmatiche sarà annuale, a cura degli staff di unità e sarà condivisa entro il mese di dicembre di ogni anno.
Pensiamo ad un momento annuale di verifica di programma e di progetto da svolgersi prima dell’estate durante una uscita di Comunità Capi.
La verifica potrà basarsi sui seguenti indicatori, integrati da quello che il vissuto di ogni anno saprà insegnarci e che potrà guidarci ad una rilettura sempre attuale degli obiettivi legata ai bisogni dei ragazzi e alla lettura sempre aggiornata del territorio:
- Qualità delle relazioni costruite con i ragazzi e tra i ragazzi;
- Livello di assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi rispetto al loro percorso di progressione personale e alla nostra capacità di ascolto e accompagnamento;
- Grado di protagonismo dei ragazzi rispetto al cambiamento atteso in loro stessi e nel mondo (rispetto e accoglienza di se stessi, degli altri, dell’ambiente che li circonda);
- Efficacia del passaggio dal Reparto quadriennale a quinquennale in termini di incremento del livello di competenza e assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi;
- Grado di consapevolezza dei ragazzi della propria vita di fede attraverso la scelta di un cammino continuo di ricerca e di relazione con Dio e di occasioni di servizio al prossimo;
- Livello di qualità e quantità delle relazioni poste in essere dalla Comunità Capi con le altre realtà educative, ecclesiali e istituzionali rispetto ad un comune cammino di servizio per l’educazione dei ragazzi.