La famiglia BORRI, la <<scatola>> di Termini
Paolo Borri era un commerciante, appassionato di lettura al punto che decise di lasciare la sua attività per aprire una libreria nella Stazione Termini. Era il 1990 e, insieme a lui, si impegnarono la moglie Rosanna e le tre figlie Sabina, Pamela e Priscilla che, alla scomparsa del padre, ora proseguono nel progetto. Le cose funzionavano bene, ma il vero e proprio salto di qualità la famiglia Borri lo fece nel 2000, quando con la ristrutturazione della Stazione Termini si moltiplicarono gli spazi per i servizi e le offerte commerciali.
La libreria si ingrandì fino ai 1700 mq attuali divisi su tre piani, tutti all'interno di una grande «scatola» trasparente dentro la quale non smettono mai di pullulare le persone. Sono viaggiatori in arrivo e in partenza che cercano un libro. Che scelgono una guida di Roma. Che si accontentano di volumetti tascabili per una «lettura ferroviaria». Sono stranieri che, al terzo piano della struttura, possono trovare libri in tutte le lingue principali. Sono genitori che, insieme ai loro figli, scelgono i libri adatti per l'infanzia. Tra le indipendenti, la libreria Borri è una potenza: vanta oltre 100mila titoli e per qualche libro raggiunge addirittura la disponibilità di mille copie.
Non punta solo sulle novità ma è in grado di offrire libri di catalogo che altre non sono in grado di proporre, condizionate dalla necessità di cambiare sempre il monte merci. È certamente una libreria atipica. È aperta dalle 7 fino alle 22. Impegna circa 45 dipendenti con un contratto a tempo indeterminato. Inoltre è un punto di osservazione privilegiato degli andamenti del mercato editoriale. Non solo delle tendenze e dei gusti del pubblico ma anche dei rapporti di forza che la grande distribuzione sta imponendo alle librerie tradizionali.