Nella vita di branca R/S uno dei primi traguardi, che siamo chiamati a proporre, è il percorso da fare tra il SEMEL SCOUT: ovvero l’esperienza vissuta, in passato e nel presente, in associazione e nel gruppo, atta a farci divenire scout e il SEMPER SCOUT: la scelta di vivere la mia vita per sempre secondo i valori dello scoutismo che diventa un movimento universale.
Per divenire uno scout, occorre essere aiutati, spesso da un regolamento, dal capo che ti rimprovera, ti incoraggia e ti loda per i tuoi successi.
Essere uno scout, nella vita tutti i giorni ed in tutti i contesti, scaturisce, invece, dall’interiorizzazione di quei valori che abbiamo appreso, apprezzato ed imparato ad amare incarnandoli nelle scelte dichiarate quando, dall’ultimo traguardo, abbiamo deciso di Partire con consapevolezza e forza per vivere la vita di ogni giorno.
Come può avvenire questo passaggio, che abbiamo il dovere di proporre ai nostri ragazzi, tra il Semel Scout ed il Semper Scout?
Il confronto con la realtà e con gli altri R/S è un aspetto delicato. Il capo per ottenere cambiamenti veri, assunzione di responsabilità credibili, nella crescita pedagogica degli R/S, fa proposte che hanno a che fare con le esigenze dei ragazzi e con la vita vera a cui sono abituati negli altri contesti.
Attività edulcorate, filantropiche tendenti al limbo esistenziale permanente, non sono segno di responsabilità in un capo di branca R/S.
Nella vita dei nostri giovani R/S ci sono molte esperienze di vita “vera”: l’incontro con la morte, il sesso, il lavoro, la famiglia, gli affetti.
L’incessante analisi delle difficoltà socio politiche e psicologiche deve attenuarsi verso il recupero di esperienze incentrate sui “grandi valori”. E’ compito del capo far incontrare agli R/S persone che hanno provato ad incarnare valori importanti e magari sono riusciti a raggiungere il loro traguardo.
Bisogna evitare che i giovani pensino che gli ideali alti siano vivibili solo da esseri perfetti, psicologicamente e caratterialmente.
Fa paura perché non sono abituati a stare in silenzio con se stessi, per comprendere il senso delle scelte prese e soprattutto a chiedersi cosa è più importante nella propria vita.
Il capo che prega insegna nella preghiera la relazione personale con Dio. Saper pregare è molto importante e il capo ha la responsabilità di testimonianza.
Diviene il “taccuino” della comunità dove, dietro piccoli pensieri, emergono “grandi valori" raggiungibili quando:
L’esperienza concreta di ogni giorno insegna la strada verso il successo;
Nei miei compagni di strada vedo fratelli a cui chiedere aiuto nel bisogno senza vergogna;
Negli adulti della comunità vedo persone semplici che soffrono le fatiche quotidiane di tutti, ma che sanno come usare i giusti strumenti per continuare con coerenza senza arrendersi.