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Wolfram Kawohl PSichiatria

Ritratto

Prof.dott med. Wolfram Kawohl, Primario e direttore della clinica per la psichiatria e la psicoterapia, Psychiatrische Dienste Aargau AG, Brugg / Membro del Comitato dell’ANQ e del Comitato per la qualità Psichiatria

Come lavora la sua clinica con i dati dell’ANQ?

Analizziamo approfonditamente, anche in seno alla Direzione e al Consiglio d’amministrazione, i risultati pubblicati. Le misure restrittive della libertà sono un ottimo esempio. La nostra clinica ha avuto per anni valori elevati. Gli psichiatri desiderano però quanta più autonomia possibile per i pazienti, per cui abbiamo definito la riduzione delle misure restrittive della libertà come obiettivo strategico da verificare regolarmente sulla scorta dei dati dell’ANQ. Gli esiti sono tangibili, ora abbiamo un valore sotto la media. E per quanto riguarda l’immobilizzazione e l’isolamento, il numero di misure è di tre volte inferiore rispetto al 2016.

«Le misurazioni dell’ANQ nella psichiatria sono basate su parametri realmente riferiti a pazienti, il che è molto soddisfacente.»

I risultati dell’ANQ vengono analizzati internamente?

Sì, le pubblicazioni dell’ANQ vengono diffuse in seno alla clinica e nel corso dell’anno analizziamo in particolare le misure restrittive della libertà. Abbiamo un gruppo di progetto che si china trimestralmente sulle cifre e presenta rapporto agli organi direttivi.

Quali vantaggi ha il confronto diretto con i risultati delle altre cliniche?

È sempre importante disporre di riferimenti. Verifichiamo quindi dove ci situiamo nel confronto trasversale. Il fatto che, rispetto ad altri, abbiamo adottato a lungo più misure restrittive della libertà ci rende consapevoli della necessità di apportare cambiamenti. Se avessimo avuto solo una cifra assoluta riferita alla nostra clinica, credo che lo stimolo a intervenire non sarebbe stato altrettanto grande.

«Vorrei che in futuro l’ANQ acquisisse ancora maggiore importanza. Tutte le parti in causa sono sedute allo stesso tavolo e discutono, ha un valore inestimabile.»

Sono previsti scambi anche con altre cliniche?

La rete di contatti è fitta, ma non solo nel quadro delle misurazioni dell’ANQ. In qualità di primario, sono anche nel Comitato dell’Associazione svizzera dei primari in psichiatria (ASPP) e incontro dunque regolarmente colleghi di altri istituti, che a loro volta forniscono dati all’ANQ e partecipano al confronto dei risultati.

Capita poi di cercare puntualmente il contatto con altre cliniche, per esempio nell’ambito degli sforzi per ridurre le misure restrittive della libertà. Abbiamo per esempio fatto visita agli istituti che ne adottavano molte meno e chiesto consulenza. Viceversa, ci sono cliniche che apprendono dalla nostra, per esempio nel settore della presa a carico ambulatoriale, per determinati metodi di cura o per i trattamenti a domicilio (home treatment).

A proposito di trattamenti a domicilio: la sua clinica ha da poco pubblicato uno studio al riguardo.

Lo studio è stato concepito dal mio predecessore, io sto accompagnando l’ultima parte.

Lo scopo è quello di poter continuare a confrontare la qualità. Lo studio si affida all’HoNOS quale indicatore di base per rappresentare i cambiamenti, e la decisione si è rivelata corretta, considerato che i dati dell’ANQ dobbiamo rilevarli comunque. Il fatto poi di essere ormai ferrati nell’utilizzo dell’HoNOS va a vantaggio dell’affidabilità dei risultati.

Gli strumenti dell’ANQ HoNOS e BSCL possono dunque essere utilizzati anche nel settore ambulatoriale?

Sì, ritengo tuttavia che sarebbe necessario effettuare i rilevamenti non solo a livello di clinica, ma dell’intera presa a carico ambulatoriale, o per lo meno bisognerebbe ponderare l’idea. In Svizzera la presa a carico si compone fondamentalmente di psichiatri con il proprio studio. Gli ambulatori in seno a istituzioni hanno una funzione complementare e corrispondono a istituti sociopsichiatrici con psichiatri, psicologi, infermieri e operatori sociali.

Quali dati sulla qualità mancano ancora in campo psichiatrico?

Sarebbe importante disporre di rilevamenti complementari dalla medicina somatica, come cadute e decubiti. E anche le cifre inerenti ai sucidi nella cura stazionaria potrebbero essere analizzate più approfonditamente. Un altro problema sta nell’autovalutazione dei pazienti: la BSCL, con le sue 53 domande, è molto lunga. Servirebbe uno strumento migliore e più breve, oppure per lo meno digitalizzare il rilevamento.

Infine, c’è una domanda posta di frequente: come mai le misure restrittive della libertà vengono rilevate solo nella psichiatria? Anche nella terapia intensiva di un ospedale acuto, nella medicina acuta geriatrica e in riabilitazione i pazienti vengono immobilizzati.

«Misurare la qualità nel settore ambulatoriale con dati che in ogni caso dobbiamo rilevare è ragionevole sotto molti punti di vista.»

Foto: © Geri Krischker / ANQ