I SIMBOLI DEL BUDDISMO

Buddha nacque circa 2560 anni fa, come il principe Siddharta Gautama, all’interno di una famiglia reale in quello che ora è il nord dell’India. Sin dalla prima infanzia, fu circondato da ogni forma di benessere e bellezza, e potè gioire di una educazione raffinata. I testi lo descrivono come alto, forte e con gli occhi azzurri. Quando aveva ventinove anni, lasciò il palazzo reale per la prima volta nella sua vita, e incontrò un anziano, un malato e una persona morta – esperienze che non aveva mai conosciuto prima. Realizzò quindi che nulla può essere considerato permanente e abbandonò l’esistenza principesca per intraprendere la sua ricerca meditativa nelle montagne e nelle foreste del nord dell’India.

Dopo sei anni spesi alla ricerca del significato ultimo, riconobbe la natura della mente, mentre era in meditazione profonda in quello che oggi è la città di Bodhgaya. Egli raggiunse l’illuminazione – uno stato di felicità duraturo e senza limiti. Il Buddha insegnò per quarantacinque anni in India, in un contesto culturale particolarmente ricco ed evoluto. Durante i suoi costanti viaggi, incontrò diversi tipi di persone e diede consigli, generali e specifici, per ogni situazioni della vita.

Presenti da sempre nella cultura tibetana, sono oggetti che hanno rivestito ruoli sempre maggiori nelle cerimonie e nei rituali fino ad essere considerati sacri. Sono simboli di protezione e di guida alla felicità e alla serenità; tutti i simboli sono correlati e non potrebbero esistere separati, poiché la loro efficacia si manifesta nell'unità.

LA CONCHIGLIA - SANKHA

Antico oggetto rituale di origine indiana, la conchiglia bianca è generalmente espressa con la spirale che si evolve verso destra e termina a punta.

Simbolo della Divinità nella sua forma femminile, di regalità e superiorità, è rappresentazione del profondo, e vittorioso suono che diffonde l'insegnamento del Dharma, raggiungendo e trasmettendosi alle diverse nature, passioni e aspirazioni spirituali, risvegliando dal baratro dell'ignoranza e della sofferenza ogni essere per poter conseguire ed ottenere la liberazione.

IL GLORIOSO NODO SENZA FINE - SRIVATSA

Composto da linee continue e chiuse che si intersecano tra loro, è associato al primordiale simbolo del divenire senza fine ed emblema dell'incessante manifestarsi del mondo, che ci ricorda come i fenomeni siano interconnessi a cause e condizioni. Rappresenta l'unione della Saggezza e del Metodo, dell'energia femminile e di quella maschile, la loro armonica inseparabilità, in uno stato di amore infinito, vita infinita e realizzazione dell'unione. E' il supremo simbolo di buon auspicio, che ricorda come ogni effetto positivo e favorevole per noi in futuro ha le sue radici e cause nelle nostre azioni del presente.

I PESCI D'ORO

I due pesci vengono raffigurati verticalmente e paralleli ed in origine rappresentavano i fiumi sacri Gange e Yamuna. Allegoria del Signore del Mondo, i pesci d'oro si trovano raffigurati solo assieme agli altri Simboli di Buon Auspicio: esprimono la speranza ed il desiderio che tutti gli esseri viventi possano esistere in uno stato di assenza di paura, salvati dal pericolo di cadere nell'oceano della sofferenza e liberi nell'avere acquisito la consapevolezza dell'essenza primaria, così come i pesci nuotano nel mare per natura liberi.

IL LOTO - PADMA

E' la più alta visione di Purezza e Bellezza: lo stelo del Loto si erge infatti da acque di stagni e laghi per lo più fangosi per far sbocciare il fiore incontaminato, incontaminabile, immacolato e perfetto sopra la superficie dell'acqua, unica pianta che grazie alla forza del suo fusto fa sbocciare un fiore con un numero di petali sempre regolare, da otto a dodici tutti uguali. Nella loro simmetria i petali rappresentano l'armonia del Cosmo, otto come gli otto raggi della ruota del Dharma. Il fango rappresenta la sofferenza e tutto ciò che trattiene il nostro essere dall'acquisire quella chiara visione che grazie alla pratica della Dottrina, lo stelo, ci permetterà di elevarci sopra tutte le contaminazioni del mondo. Il Loto è simbolo anche della purezza del corpo, della parola e della mente: è la vera essenza del nostro essere che è rimasta immacolata nonostante il fango del mondo che si realizza solo alla luce della nostra consapevolezza. Il fiore di Loto è il trono del Buddha e cioè dell Amore Compassionevole di cui il Dalai Lama, chiamato anche Signore del Loto Bianco, è l'incarnazione.

IL PARASOLE - CHHATRA

Il Parasole è simbolo della Dignità Regale, di chi detiene il potere spirituale: nell'iconografia tibetana è presente in diverse varianti, più o meno elaborato e colorato e sempre sorretto da una solida struttura in legno. Esprime la perfetta energia del Dharma nel proteggere tutti gli esseri che seguono la Dottrina da ogni ostacolo e forza avversa, dalla malattia e dall'ignoranza, dalla pena e dalla rinascita in regni inferiori, affinchè possano giungere alla completa estinzione della sofferenza.

IL VASO DEL TESORO - KALASA

L'uso del vaso risale ai primordi del Buddhismo, acquisito dalla tradizione indiana dove veniva utilizzato per trovare l'acqua; metaforicamente è legato alla realizzazione ed alla possibilità di esaudire i desideri materiali.

La sua forma è generalmente rigonfia con un collo che si allunga e sulla sua sommità è posato un gioiello ad indicare la preziosità del suo contenuto: il nettare dell'immortalità legato all'Eternità della Dottrina e della Conoscenza.

LA RUOTA DEL DHARMA - CAKRA

La ruota della Dottrina o della Legge, è il più diffuso e antico simbolo indiano, riferito sia al Sole sia al suo attributo di arma.

La ruota è costituita dal mozzo, dai raggi e dal cerchio: il mozzo rappresenta il Motore Immobile, l’essenza primordiale della mente; i raggi equivalgono al Nobile Ottuplice Sentiero da percorrere per raggiungere la liberazione dalla sofferenza. Le Otto Vie sono: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retto comportamento, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione.

Il cerchio simboleggia il mondo ed il suo continuo ed eterno perpetuarsi fino alla sconfitta dell’ignoranza, che è la radice della sofferenza.

Un'altra interpretazione della Ruota vede il mozzo come la pratica della Disciplina, dalla quale la mente è sostenuta e resa solida; i raggi sono la pratica della Saggezza nella comprensione della vacuità di tutti i fenomeni che portano allo sradicamento dell'ignoranza e del male; il cerchio indica l'insegnamento alla meditazione che sostiene ogni pratica della Dottrina.

La Ruota del Dharma è quindi simbolo universale della Dottrina che conduce alla liberazione dal dolore, rappresenta l'insegnamento del Buddha e ci ricorda che il Dharma, la Legge Universale, tutto abbraccia e completa in sé, non ha inizio né fine ed è al di là del tempo e dello spazio.

LO STENDARDO DELLA VITTORIA - DHVAJA

Realizzato comunemente in legno e seta, dall'aspetto più o meno ricercato, viene generalmente sospeso al centro del soffitto nella sala principale dei monasteri ed anche nelle abitazioni private. Simile ad una bandiera arrotolata, rappresenta la vittoria di corpo, mente e parola di ognuno di noi nel momento in cui si utilizza la pratica del Dharma, dimostra la potenza ed il trionfo della conoscenza sull'ignoranza e la paura, il raggiungimento della felicità ultima.

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